Fortunata - recensione psicologica - Cinema e Psicologia

Fortunata – recensione psicologica

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In questo articolo troverete una recensione psicologica del film Fortunata

Tor Pignattara, pellicola veloce, che scorre senza farsi afferrare, come le emozioni dei personaggi che aleggiano nel silenzio dei loro sguardi tesi al fare, questa volta Castellitto decide di dipingere i suoi personaggi ricalcandone i limiti e gli eccessi, lo stesso personaggio di Patrizio, lo psicologo che sembra essere la chiave di svolta della vita di Fortunata si tramuta nel corso del film in un personaggio grottesco, per fortuna gli psicologi non sono sempre scritturati così!

Nel complesso il film mi è piaciuto, mi è piaciuto lo sguardo pittoresco su Tor Pignattara in pieno Agosto, le inquadrature sui quartieri degradati e il confine con il Gra che rende questo un luogo quasi magico, fuori dal mondo e dalla borghesia.

Tor Pignattara è visto da un punto di vista romanzesco e colorato di contraddizioni e sofferenza, i personaggi si muovono veloci senza un copione, ma con la compulsiva speranza di far fortuna, e la protagonista appunto Fortunata di nome, è una ex moglie e mamma che decide di crescere la sua figlia di otto anni da sola abbandonando le sorti di una vita violenta insieme al marito che continua a violentarla psicologicamente e carnalmente.

Il suo sogno è l’emancipazione, la sua indipendenza economica, è aprire un salone di bellezza insieme al suo amico Chicano, un ex tossico bipolare dipendente dalle schedine della lotteria, con il quale condivide segreti e stessi valori di vita.

La vita caotica della donna la porta di casa in casa a lavorare a nero a colpi di spazzola, dimenticandosi di fermarsi nel guardare la vita che le scorre tra le mani e trascurando l’emotività della figlia, che inizia a manifestare apertamente malcontento e rabbia nei confronti di quella madre tanto vicina fisicamente, tanto da dormire nello stesso letto, ma tanto cieca nel rendersi conto della sofferenza che vive, una mamma così assorta nei suoi progetti futuri che rimane imbrigliata in una vita sospesa in quello che ancora non è, lasciando la figlia vivere un’invischiamento coniugale fatto di violenza, aggressioni e minacce.

Finalmente però la piccola viene per la prima volta vista, da Patrizio, psicologo infantile affidatogli dagli assistenti sociali, ma purtroppo ancora una volta la piccola si trova triangolata nel flirt di questo con la madre.

Di nuovo abbandonata a se la bambina finisce in ospedale scatenando un drammatico scontro dove i sensi di colpa di ciascuno tornano a galla in maniera massiccia.

A Fortunata riemergono i sensi di colpa della morte del padre, lasciato morire annegato e la sua vita da orfana che la lega sempre di più allo psicologo con stesso destino beffardo, il loro sarà un viaggio dentro al dolore dell’abbandono.

Il tema dell’acqua e dell’affogamento sono temi ricorrenti nel film e lo stesso Chicano deciderà di perpetuare quel passato di Fortunata facendo annegare la madre malata di Alzheimer nel Tevere, come per liberarla dalla malattia e dalla sofferenza.

Il tema dell’acqua ritorna anche nei pesci disegnati dalla bambina, e da quella frase urlata da un ragazzotto in un bar: “un affogato al cioccolato”, che spinge lo psicologo a giocarsi i numero vincenti di Chicano che lo renderanno miliardario e lo allontaneranno anni luce da quel mondo che non gli è mai appartenuto.

Così la sorte ancora una volte gioca un duro colpo a Fortunata, che non giocando la schedina, resta quella di sempre, perché alla fine la fortuna non è per tutti e non può arrivare a Tor Pignattara, dove chi è povero resta tale e visto dall’alto in basso da chi prova ad immergersi in quel mondo solo per un attimo!

Un film dove alla fine ognuno si riprende ciò che gli spetta, strappando i sogni alla protagonista: i cinesi, i ricchi del quartiere, si riprenderanno il salone che Fortunata aveva aperto con i loro soldi a strozzo, lo psicologo ritornerà alla sua vita agiata rubandogli la fortuna e abbandonando prima la piccola paziente poi la donna riecheggiando anche esso quel passato di abbandono mai superato e trasformandosi da vittima a carnefice compiendo gli stessi errori de padre.

Proprio grazie alla disillusione, però Fortunata decide di affrontare i suoi mostri reali e del suo passato, lascia la casa che la vede prigioniera di un uomo che non la ama, e si purifica immergendosi nello stesso mare che l’ha vista giustiziere del padre molti anni prima, lasciando scivolare quel ricordo come un peso morto sul mare. La pellicola tramonta con la canzone – Vivere di Vasco Rossi, come un invito a ricominciare.

Tutti i personaggi si intrecciano giocando la vita alla ricerca della buona sorte, l’importante è farlo con il cuore, giocare d’intuito dice Chicano aggiungendo che siamo tutti numeri ritardatari che prima o poi devono uscire, anche se alla fine l’unico che veramente vince è l’unico che il cuore non ce l’ha messo.

Temi trattati

Solitudine: I personaggi sembrano sospesi in una bolla che li rende impenetrabili ai sentimenti, si respira un’aria di solitudine, sono vicini ma distanza tra di loro anni luce.

Genitorialità: Le difficoltà che vivono i genitori si riversano a cascata sulla figlia che subisce il malcontento dei genitori senza potersi sottrarre, spesso ci si dimentica quanto i bambini siano capaci di respirare ogni parola, violenza e farle loro, ogni forma di protesta della piccola è il sintomo di un rapporto coniugale logorato da tempo. I genitori lottano a chi fa “meno male” alla bambina e sembrano compiaciuti degli sbagli dell’altro.


Resilienza: Tutti i personaggi lottano contro il loro passato, ognuno userà i propri mezzi per risalire a galla e ricominciare a vivere.Giustizia: Spesso nel film si parla di “giustizia fatta fuori il consenso delle istituzioni”, la domanda che si pongono i personaggi di Fortunata e Chicano è: scegliere la legalità o la moralità?

Fortuna: Il film ruota tutto intorno alla fortuna, come svolta, come nuova possibilità, soltanto alla fine si capirà che la fortuna è per pochi eletti mentre per l’altri non resta che rimboccarsi le maniche.

Psicologa, orientatrice, membro istituzionale del comitato d’area Gdl Psicologia del Lavoro all’interno dell’ordine degli Psicologi del Lazio. Sono creativa e curiosa per questo adoro farmi contaminare da ogni forma d’arte.

Per me il cinema è catarsi.

 

 

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