L'IMBALSAMATORE di MATTEO GARRONE - Cinema e Psicologia

L’IMBALSAMATORE di MATTEO GARRONE

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L’imbalsamatore (2002) di Matteo Garrone

Passione ed imbalsamazione dei corpi

“L’imbalsamatore” di Matteo Garrone è strettamente correlato, sul piano ambientale e fotografico, al suo “Gomorra” del 2008.

Sul piano ambientale, perché la localizzazione di gran parte del film sul litorale degradato del casertano, verrà ripresa anche in uno degli episodi del film ispirato dal libro di Saviano. E, a cascata, in quest’ultima opera la fotografia del paesaggio naturale campano di quell’area, oscuro, stuprato, inquinato (non solo ambientalmente), trova il suo antecedente proprio nel film del 2003 dello stesso Garrone. 

Il film prende l’ispirazione da una storia vera. Peppino Profeta, affetto da nanismo, imbalsamatore di variegate specie di animali, incontra in uno zoo un ragazzo, Valerio, e lo invita nel suo laboratorio, dove, attratto da questa professione, inizia a lavorare. Peppino, innamorato del ragazzo, cerca di trasformare questo loro legame in un rapporto più stretto, mentre Valerio è solo affascinato dalla professione che sta svolgendo. 
Ma l’imbalsamatore, dovendo restituire corposi prestiti di danaro alla camorra del luogo, è costretto a mettere a disposizione la sua professione, adattandola in maniera inquietante sugli esseri umani, per agevolare trasferimenti di droga dal sud al nord Italia. 
In un viaggio a Cremona, Valerio conosce Deborah, di cui si innamora. Tornati tutti e tre in Campania, Peppino ha intuito il legame affettivo tra i due giovani ragazzi, e cerca di ostacolarlo in tutti i modi, ma inutilmente. I tre protagonisti, dopo aspre discussioni, si separano. 

Il profilo sicuramente più attraente dell’opera è il rapporto tra Peppino e Valerio, che Garrone trasforma agli occhi dello spettatore in un vero e proprio idillio. Soprattutto fortemente reciproco.

Valerio, inconsapevole o meno della passione che nutre nei suoi confronti l’amico, vive in maniera felice, spensierata questo rapporto di amicizia.

E l’antitetico contrasto con il grigiore, la solitudine e lo squallore dei luoghi frequentati, risalta ancora maggiormente questo legame semplice, ma intenso. 
L’intrusione di Deborah provoca un trauma per Peppino. Il nostro piccolo uomo si imbatte in un evento che lo trascina, inesorabilmente, dalla sfera dell’Immaginario in cui aveva vissuto fino a quel momento al Reale, ad una verità che la sua passione non accetta, ma che purtroppo sfalda, annienta, quell’imbalsamazione del loro rapporto che Peppino aveva unilateralmente creato.
E la scena del suo pianto su una barca del boss della camorra, testimonia la disperazione di un uomo, solo, che sperava di sovvertire, nella bellezza del ragazzo, antitetica alla sua sfortunata natura, e alla desolazione del territorio, una vita solamente dedicata al lavoro. La non accettazione è una conseguenza della sua disperazione. 

L’obiettivo di Peppino Profeta era pertant quello di imbalsamare il corpo di Valerio, togliendo tutto quello che non serviva, compresi i suoi sentimenti, per legarlo a sè stesso, e solo a sè stesso, come corpo bellissimo  per l’etermità.

L’ambientazione esterna, il teatro dei luoghi che ospitano questa storia, ha una sua valenza simbolica. Come già detto, chiara quella del litorale casertano, dove lo spazio immenso denaturato dagli obbrobri urbanistici, figli di una devastante lottizzazione, non offre speranza allo spettatore. Interessante la relazione di questi luoghi con l’atmosfera nebbiosa, tipicamente padana di Cremona, unite nella storia dal traffico di stupefacenti probante il grado di infiltrazione della criminalità organizzata meridionale al Nord, ma diversissime non solo sul piano climatico, ma anche di vivibilità sociale.

Ma la punta di diamante del film, sono le dinamiche dialogiche dei due protagonisti, tremendamente spontanee ed esteticamente bellissime. Peppino, un inenarrabile Ernesto Mahieux, autore di una maestosa interpretazione, che vede nell’amico l’Adone, la bellezza da sempre sognata, e lo stesso Valerio (Valerio Foglia Manzillo), naturalissimo nelle sue espressioni. Ma soprattutto, resta nell’impressione dello spettatore quel particolarissimo e coinvolgente rapporto che Peppino Profeta cercherà per tutto il film di imbalsamare, sperando di renderlo eterno.

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