Matrix spiegato ai miei figli - Cinema e Psicologia

Matrix spiegato ai miei figli

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Cosa vuol dire essere schiavi? E perché non possiamo rimanere protetti e inconsapevoli nel bozzolo di Matrix?

Recensione pubblicata su Espresso/Repubblica Blog

Questa recensione, vi anticipo, sarà molto particolare nel senso che voglio raccontarvi il film Matrix (il primo episodio, quello di apertura, del 1999) esattamente come l’ho raccontato e descritto ai miei figli di 11 e 10 anni.

Qualche giorno addietro ho deciso di fargli vedere Matrix, provando a spiegargli i concetti, non semplicissimi, che stanno alla base dei film, concetti filosofici, psicologici, sociologici, tecnologici, insomma tante cose condensate in un film straordinario che ha vinto ben 5 premi Oscar. Proverò a raccontarlo con gli stessi esempi, le stesse metafore che ho utilizzato con loro, mettendo spesso in pausa il film.

Matrix si apre con il protagonista (Keanu Reeves) che di giorno è un tranquillo dipendente di una società informatica, di notte, un famoso Hacker che si fa chiamare Neo (“Neo” è l’anagramma sia della parola “one” in inglese, unico, prescelto, che di “eon” in inglese, “eone” eterno, immortale).

Neo riceve letteralmente una “chiamata” (termine che avrà un grande valore in questa storia, più avanti lo vedrete…) che lo condurrà da Morpheus, capitano della città di Zion.

Morpheus gli dice perché lo ha chiamato: “Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti, senti solo che c’è. È questa sensazione che ti ha portato da me.”

Prima che Morpheus gli sveli di cosa si tratta, Neo deve fare una “scelta” (anche questo termine sarà fondamentale a proposito di schiavitù e uomini liberi), attraverso la famosissima scena della pillola azzurra o rossa. “Pillola azzurra, fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai! Pillola rossa, resti nel paese della meraviglie e vedrai quanto è profonda la terra del bianconiglio!”.

Neo sceglie la rossa, bene, si prosegue…

Attraverso le parole di Morpheus, Neo viene a scoprire che Matrix è una potentissima tecnologia di neuro-simulazione che costruisce una realtà fittizia nella mente delle persone. Quello che vediamo non è la realtà, ma pura rappresentazione. La realtà è invece che il mondo è quasi completamente distrutto, il sole si è spento, e gli esseri umani vivono coltivati all’interno di contenitori pieni di liquido e collegati a Matrix attraverso cavi elettrici. Una sorta di utero, pieno di liquido amniotico, diverso da quello materno perché ci rende schiavi piuttosto che darci la vita.

Lo scopo finale delle macchine che dominano il mondo è quello di utilizzare il corpo umano come fonte energetica, per Matrix noi siamo delle semplici pile!

Come ho raccontato tutto questo ai miei figli? Ho utilizzato il racconto biblico dell’Esodo, la liberazione dalla schiavitù del popolo ebraico, il popolo eletto da Dio.

Come sappiamo, il popolo ebraico vive in schiavitù presso gli egiziani da 430 anni. Dio si serve di Mosè per liberarlo, mettendolo in cammino nel deserto, e facendo con questo popolo un patto, ovvero che lo condurrà nella “terra promessa”.

A questo punto, ho detto ai miei figli: “ma cosa vuol dire essere schiavi? E perché non possiamo rimanere protetti e inconsapevoli nel bozzolo di Matrix. Del resto se non conosciamo la verità, anche quel modo di vivere non è poi così male! Stessa lamentela che gli ebrei hanno fatto a Mosè, quando si sono trovati nel deserto con maggiori stenti rispetto alla vita in Egitto!

La risposta che ho dato ai miei figli è: perché la schiavitù è ripetizione, essere costretti a vivere dentro uno schema rigido, sempre uguale a se stesso, prevedibile, tipico delle macchine. La libertà, di contro, non vuol dire felicità immediata (anche l’equipaggio di Morpheus viveva abbastanza male, ed infatti un membrò tradirà tutti), così come pensava il popolo ebraico e come pensiamo noi, tutti i giorni. La libertà contiene in sé una promessa più grande: rompere lo schema, a noi caro, protettivo, ma falso, che tutto nella vita procederà secondo i nostri piani, i nostri desideri. Modificare la pretesa di voler e poter controllare tutto, prevedere tutto, decidere in modo indipendente su tutto. Nella schiavitù, nulla può essere lasciato al caso, non possiamo fidarci ed affidarci a nessuno. Nessuna speranza, nessuna fede, solo controllo puro, Matrix appunto!

Per aiutare i miei figli a capire meglio la trama, ho provato ad accostarla a quella del “Signore degli anelli” (film e libro che loro amano tanto, soprattutto il maschio). Così come nel Signore degli anelli, in Matrix c’è una compagnia, un gruppo di persone con maggiore consapevolezza della maggioranza delle persone. Questa compagnia nel Signore degli anelli è capeggiata da Gandalf, un grande mago saggio, in Matrix da Morpheus. C’è un “portatore”, un “eletto”: Frodo e Neo. C’è un oggetto misterioso da distruggere: l’anello e Matrix. Entrambi elementi pericolosi, simboli del potere mortifero. C’è un regno da ricostruire, un nuovo tempo da vivere in libertà.

All’inizio, scrivevo, della “scelta”, termine fondamentale per questo discorso.

Morpheus avrebbe potuto tranquillamente prelevare da dentro Matrix Neo, l’eletto, senza la sua volontà, “staccargli la spina” e portarlo nella nuova avventura. Ma questo non è umano: la libertà deve necessariamente passare da una scelta libera e consapevole: pillola azzurra o pillola rossa. Così come Dio avrebbe potuto senza alcun problema strappare tutti noi dalla schiavitù e dalla morte e portarci nella terra promessa; ma senza il libero arbitrio, senza scelta, sarebbe stato come Matrix, una tecnologia che ci costringe a sé, imprigionandoci e rendendoci schiavi.

La libertà passa sempre attraverso una scelta, la schiavitù mai!

Questa scelta si attiva attraverso una “chiamata”, altro tema introdotto all’inizio. Neo viene chiamato, Mosè viene chiamato, tutti noi siamo chiamati a rompere gli schemi della falsa illusione.

Del resto Neo, l’eletto, può distruggere le macchine non perché è più potente di loro, ma grazie alla sua libertà, che gli consentirà di rompere gli schemi prefissati dalla macchine, la creatività come valore aggiunto.

Concludo con un’ultima domanda: Se dovessimo rapportare questo film alla nostra vita, chi è veramente Matrix?

La risposta che ho dato ai miei figli è che Matrix siamo noi! Siamo noi esseri umani, perché abbiamo paura, paura dell’ignoto, della morte. Paura di gettarci nel vuoto, come scrivevo prima, senza certezze precostituite.

Matrix ci chiede di voler controllare tutti gli elementi. Del resto è un programma che ci costringe all’interno di una direzione schematica, ripetitiva, una sorta di “coazione a ripetere” dalla quale non si esce.

Se ci pensiamo la schiavitù ha anche un forte potere di attrazione: sapere esattamente, meglio, pretendere di sapere esattamente cosa ci succederà domani, dopodomani, tra un anno. Forza di attrazione che nasce dal bisogno (paura) di dominare e controllare tutti gli eventi della vita.

La libertà, nell’Esodo è determinata da Dio che dice al popolo ebraico: guardate che in questo luogo voi siete schiavi, perché state facendo costantemente la stessa cosa: costruire e trasportare “mattoncini” per gli egiziani!. Io vi porto nel deserto, con la promessa di una terra tutta vostra, ma non vi darò subito gli elementi di benessere, vi sto dicendo piuttosto che in quel luogo voi sarete liberi perché vi metterete in cammino, starete in una condizione sempre dinamica, vigile, attiva, nella quale non è possibile sapere oltre quello che state vivendo adesso.

Quindi la libertà è la possibilità di stare in contatto con una dimensione ignota, ma sapendo (e il popolo ebraico era questo che doveva sentire profondamente), che c’è una forza buona, di amore, che ti sta conducendo per la giusta strada. La libertà è affidarsi all’altro, non quella di rimanere nel bozzolo, protettivo e immaginario di Matrix.

Devo dire che alla fine i miei figli hanno capito, e di questo ne sono stato molto felice!

Sergio Stagnitta
Psicologo Psicoterapeuta, vivo e lavoro a Roma. Responsabile area blog e blogger del sito dell'Ordine degli Psicologi del Lazio. Fondatore del sito www.cinemaepsicologia.it nato per condividere esperienze personali e professionali sull'uso formativo e terapeutico del cinema. Blogger per l'Espresso/Repubblica Blog
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