Sulla mia pelle - recensione psicologica del film - Cinema e Psicologia

Sulla mia pelle – recensione psicologica

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Riflessione personale sul film: sulla mia pelle, un film di Cremonini che parla della vita di Stefano Cucchi, uscito il 12 Settembre 2018 su netflix

Il 12 Settembre 2018 è uscito su Netflix e nelle sale cinematografiche il film “sulla mia pelle” di Alessio Cremonini, che vede tutto il cast, con protagonista Alessandro Borghi a interpretare gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi.

Trama: Il film è tratto dalla storia di Stefano Cucchi, un geometra romano di 31 anni che venne arrestato 9 anni fa a Roma per spaccio di stupefacenti e divenne un caso di cronaca nera per la morte avvenuta mentre si trovava in custodia cautelare a Regina Coeli. La storia di Stefano, a distanza di tanti anni, lascia ancora l’amaro in bocca e tante domande alle quali non si hanno risposte.

Recensione: Il film “sulla mia pelle” è privo di artifizi cinematografici, è scarno come il corpo di Cucchi e il suo lento lasciarsi morire. Un film crudo, che lascia tanti punti interrogativi accesi, il regista non ha voluto schierarsi nelle vicende, ma lasciare lo spettatore addentrarsi nella sofferenza e nella solitudine del protagonista. Un film che si guarda a pugni stretti, perché nonostante si conosca il finale, si spera sempre ad una rivalsa del giovane protagonista, che per tutto il film decide di tacere per onore, per paura e per mancanza di fiducia nell’altro. Un’escalation di dolore percorre la pelle dello spettatore che entra in empatia con quel ragazzo silenzioso che muore senza far rumore. Il film è un continuo di false speranze, la luce di ribalta si accende ogni volta che qualcuno propone aiuto a Stefano, ma si spegne nel suo rifiuto, un rifiuto di protesta, nell’attesa incessante di essere visto da chi lo circonda; purtroppo ogni volta che proverà a scoprire le sue ferite “interne” verrà catapultato in una realtà che non può vedere, e le sue aspettative di giustizia inizieranno a morire piano piano insieme a lui. La difficoltà di parlare “chiaro” e di esporsi lo farà precipitare in un calvario che ha fine solo con la morte. Un film che fa arrabbiare, per il silenzio che attraversa l’anima. Mentre guardavo il film, più volte ho gridato: “fatti aiutare”, ma lui non l’ha mai fatto, a lui non bastava, lui voleva di più, voleva essere visto, ma questo non è mai avvenuto.
Sono sicura che il film è riuscito a dare quello che Stefano voleva, ed ora forse potrà riposare in pace.

Temi trattati 

La sofferenza: il dolore viene vissuto in maniera silenziosa, come se il protagonista fosse sempre stato abituato a non chiedere aiuto, a non disturbare, e ad avere un forte senso di sfiducia nell’altro che lo porterà a non fidarsi e segnare la sua esistenza per sempre.

La violenza: intesa non solo come violenza fisica e quindi relativa al pestaggio subito, ma intesa nella mancanza di empatia, violenza nel non volere guardare, nel lasciar correre senza prendersi la responsabilità, un continuo scaricare colpe senza trovare un colpevole.

La comunicazione ambigua: che porterà Cucchi a dire “senza dire” aspettandosi di essere capito e visto dagli altri nascondendo i segni dentro e fuori la sua anima.

Psicologa, orientatrice, membro istituzionale del comitato d’area Gdl Psicologia del Lavoro all’interno dell’ordine degli Psicologi del Lazio. Sono creativa e curiosa per questo adoro farmi contaminare da ogni forma d’arte.

Per me il cinema è catarsi.

 

 

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