Riflessioni su In-Treatment: introduzione - Cinema e Psicologia

Riflessioni su In-Treatment: introduzione

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Questo è il primo post della sezione del blog – che ho chiamato: “riflessioni su In-Treatment” –  che vorrei utilizzare a mo’ di premessa.

Stimolato dal fatto che La7 trasmette tutta la serie italiana di In-Treatment, ho deciso di creare questa sezione del blog per aggiungere, di volta in volta, dei commenti più o meno brevi sui singoli episodi della serie.

Ho immaginato queste riflessioni come un modo di giocare con la narrazione proposta, individuando delle lacune nella relazione terapeutica, piuttosto che dei momenti efficaci, o, semplicemente, utilizzando la fiction per qualche approfondimento sul mondo della psicologia/psicoterapia. Ho anche immaginato, inoltre, di ricevere molti commenti ai singoli post con l’obiettivo di arricchire le riflessioni con tanti punti di vista differenti.

Prima di inoltrarmi in qualche riflessione sulle singole puntate di In-Treatment, faccio una sempre utile premessa.

In-Treatment è una fiction, questo vuol dire che è stata pensata, realizzata e trasmessa come un prodotto di intrattenimento, con l’obiettivo di coinvolgere lo spettatore e invogliarlo a continuare guardarla. Io non credo che vi era tra gli intenti degli sceneggiatori quello di dover descrivere il mondo della psicoterapia in modo assolutamente realistico; vi era, immagino, l’obiettivo di descrivere questo mondo in modo abbastanza verosimile sempre però avendo come riferimento l’audience e non la purezza del prodotto. Per questo molte scene sono un condensato di eventi che in un vero lavoro psicoterapeutico potrebbero avvenire nell’arco di diversi anni o in alcuni casi mai, come ad esempio transfert erotici particolarmente espliciti, potenti attacchi di rabbia, aggressività verso lo psicoterapeuta, in sintesi: un condensato di emozioni intense. L’obiettivo è quello di tenere alta l’attenzione dello spettatore. Non potrebbe essere diversamente! Immaginate una puntata che racconti uno dei tanti momenti terapeutici, dove magari non succede nulla di così esplicito, almeno nelle aspettative di chi guarda, l’audience calerebbe vertiginosamente…

Questa serie io vorrei utilizzarla solo come possibilità che la tv ci dà per parlare di psicologia e di psicoterapia. Si tratta di un racconto paradigmatico con il quale è possibile fare delle riflessioni che possano arrivare al grande pubblico e non solo alla nicchia ristretta degli addetti ai lavori. Tutte le volte che la psicologia esce dal proprio confine porta e riceve dei grossi benefici. Tutte le volte che qualcuno pensa di rifugiarsi nel mondo privilegiato di una élite pensante che si distacca dalla massa, la psicologia subisce un’involuzione vertiginosa.

Ecco perché penso che sia opportuno parlare di In-Treatment piuttosto che chiudere il discorso dicendo che questa non è vera psicoterapia! Direi meno male: diversamente vivremmo in un mondo che non ha più confini tra fiction e realtà…

Nel prossimo post un commento alla prima seduta con Sara paziente del lunedì mattina, ore 09,00 …

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