The Handmaid's Tale - Cinema e Psicologia

The Handmaid’s Tale

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 Un futuro dispotico impensabile… ma non impossibile

“The handmaid’s tale”, conclamata serie tv vincitrice di 8 emmy awards 2017, nasce come romanzo di Margaret Atwood, scrittrice e attivista canadese. Dopo la prima pubblicazione nel 1985 Atwood diviene sinonimo di femminismo e capacità visionarie tanto che nel 1990 segue il primo riadattamento cinematografico sottoforma di pellicola omonima  a opera di  Volker Schlöndorff con una magnifica Natasha Richardson come personaggio principale.

Nonostante una precedente apparizione sul grande schermo mai come ora il racconto distopico (o no) della Awtood risulta attuale e al limite del profetico.

Il racconto procede con la voce della protagonista June, la magnetica Elizabeth Moss, che si trova a vivere un passaggio storico terrificante per gli Stati Uniti d’America. Gli enormi problemi climatici e agricoli, le sommosse sociali, il bassissimo tasso di fertilità femminile e maschile portano a un non ben definito colpo di stato al governo americano democratico da parte di estremisti conservatori con la conseguente instaurazione di un regime totalitario di stampo teocratico dal nome paradossale di “Repubblica di Gilead”.  

I suoi valori fondanti sono tratti da passi dell’Antico Testamento eletti a titolo di legge;la pena per le infrazioni è la morte. Uno dei più significativi,citato spesso dal capitano Waterford (Joseph Fiennes) ,riporta la storia di Rachele,infertile moglie di Giacobbe,disposta ad offrire la schiava Bila al marito per generare  un figlio in accordo con il volere di Dio. 

In base a questo e altri passi la nuova dittatura militare deruba le poche ragazze fertili presenti nei confini di dignità ed identità costringendole a divenire schiave sessuali dei grandi comandanti ed etichettate con il nome (e la divisa) di “ancelle”,stuprate una volta al mese durante un rituale sotto la supervisione delle algide “mogli” dei comandanti,silenziosi carnefici di Gilead. 

June, Janine, Emily sono alcune di queste ragazze.

La distopia fatta immagine da Bruce Miller per Hulu rappresenta un mondo in cui la persona è illegale in particolare la natura umana e di genere della donna. Privata della voce, della possibilità di leggere e scrivere, del diritto di proprietà, June diventa “Offred” (in inglese “Di Fred”, il comandante Fred Waterford).

L’erotismo del corpo femminile delle Ancelle, seppur vive grazie al loro solo potere di procreazione ,è nascosto sotto una lunga veste rossa (come il sangue mestruale ma anche come il peccato) e un niveo copricapo  con le ali per impedire loro di osservare il mondo liberamente. 

Lo stesso vale per le Mogli agghindate con sobri abiti blu\verde ricalcando la purezza della Vergine Maria.

Ciò che maggiormente inquieta e disturba sono i riferimenti al nostro tempo; in quel futuro tratteggiato come inverosimile da molti ritroviamo i segnali premonitori di ciò che potremmo diventare e , ancor peggio, di ciò che potremmo contribuire a creare.

IL FEMMINISMO 

Serena Joy, alias Signora Waterford, è una vittima del sistema da lei stessa promosso e pubblicizzato. Prima della creazione della Repubblica la “Moglie” del capitano, paradossalmente in pantaloni aderenti e tacchi a spillo, tiene conferenze xenofobe ed omofobe contro la disregolazione dei valori e la promiscuità sessuale propugnandosi a favore di un futuro di restrizione necessaria per le donne fertili in nome del bene comune.

La serie ci mostra come esista, oggi più che mai, un sessismo diffuso anche tra le donne.

Serena introietta le idee maschiliste annullando la propria stessa natura di donna e rinnegando quella libertà di parola permessa in un regime democratico trasformandosi nell’ombra silenziosa di un marito dispotico e violento.

Si tratta di una forma estrema di giustizia sociale: negarsi un diritto pur di evitare che l’altro vi  si possa appellare.

La vena femminista della Atwood e di Miller ci regala anche altri spunti di riflessione.

June,prima di divenire Offred, era stata amante di un uomo sposato avendo da lui la figlia Hannah( per questo categorizzata come adultera dal regime) e durante la prigionia dai Waterford intreccia una storia d’amore con l’autista (e agente segreto del governo) Nick.

Nonostante la maggior parte dei personaggi femminili, tra cui June, non rappresentino vittime“ideali” in quanto fallibili, resilienti,capaci di forme di resistenza passiva potenti e di riscatto amoroso pur nella tragedia , sono comunque tratteggiate come vittime.

In una società come quella attuale in cui  la colpevolizzazione della vittima, in particolare in casi di violenza perpetrata su donne, è diventata formae mentis la serie descrive tale meccanismo di autoprotezione interna dell’aggressore ( e di coloro che lo sostengono) come una forma di disimpegno morale ovvero un tentativo di giustificazione di azioni che non concordano con alcun standard morale.

IL TOTALITARISMO 

Non risulta troppo estremo comparare il regime di Gilead ai grandi totalitarismi della storia

e a quelli ancora oggi esistenti, sottoforma più o meno esplicita. 

Non a caso la prima pubblicazione del romanzo di Margaret A. cade nell’anno 1985 quasi fosse  un avveramento catastrofico della distopia delineata da George Orwell in “1984” e con essa coincidente in molti punti.

Il Big Brother Orwelliano si trasforma nell’Occhio di Gilead onnipresente in ogni manifestazione ma anche nel microcosmo della casa e della vita delle ancelle; gli stessi agenti segreti sotto copertura nelle famiglie (tra cui Nick) sono definiti “occhi “.

Le ancelle che trasgrediscono,un esempio è Janine, possono venir private di un occhio come forma di estraniamento dalla possibilità di vedere e capire il mondo.

Freud descrisse le masse come insiemi di individui che hanno assunto nel loro Super-io il medesimo individuo(qui non un leader ma la prospettiva salvatrice e conservatrice dell’occhio di Gilead) e che si riconoscono  nel  loro Io in virtù di ciò. 

La massa si fonda sull’asservimento alla figura del/dei leader, la grande elitè militare del regime, come forma di contagio sociale tra individui ma anche come timore dell’indipendenza.

Durante periodi di incertezza,caos sociale, problemi interni al paese la massa contribuisce a creare una struttura politica e sociale che la costringe ma, al tempo stesso, la plasma e la definisce,la protegge entro confini sicuri.

Anche la teoria dei gruppi di Bion evidenzia come la massa possa assumere 3 tipi di atteggiamento (dipendenza,accoppiamento,attacco-fuga) basati sulla presenza di una figura- messia che permetta di innalzare barriere tra gli insiders(i comandanti e le ancelle ubbidienti che vivono secondo i dettami) e gli outsiders(i trasgressori e i paesi esteri)

Il nuovo status quo è mantenuto da una  adeguata propaganda presente in forma di rituale (ne è l’esempio il rito mensile in cui lo strupro dell’ancella da parte dei comandanti è sacralizzato) , di codici linguistici convenzionali ( “under his eye”,sotto il suo occhio) , di simbologia( lo stendardo della Repubblica riporta una colomba con una ramoscello d’ulivo, in ricordo di una rinnovata armonia tra Dio e gli uomini).

Infine,un aspetto di notevole importanza è ricoperto dalle cerimonie e coreografie di massa,colonne portanti del potere totalitario capaci di rinsaldare i rapporti gerarchici.

Il più perverso fenomeno di massa tocca proprio le ancelle a cui, in rare occasioni, viene restituito un transitorio (e finto) potere.

Non il potere di  scegliere bensì il potere di uccidere.

Dopo la cattura di trasgressori, ladri, stupratori  le ancelle della provincia sono riunite e costrette a collocarsi in cerchio intorno al condannato per poi infliggergli la morte tramite lapidazione. Un tentativo del sistema di blandire le schiave permettendo loro di incanalare in maniera distruttiva la rabbia non più diretta al vero colpevole (il regime) bensì al capro espiatorio della situazione, spesso accusato ingiustamente.

Questi e molti altri aspetti di una serie che oramai è giunta al termine della sua seconda stagione permettono di delineare non tanto un mondo parallelo e feroce ma un passato già avvenuto e un futuro che, senza esagerati complottismi, potrebbe a breve delinearsi.

La presenza di fanatismi religiosi (e non)  evidenti, il ritorno di partiti estremisti ai governi dei paesi potenti, barriera sociali sempre più alte  e, dall’altra parte, problemi di infertilità in crescita  che si scontrano con l’ipersessualizzazione imposta dai media.

Il futuro della Atwood e di Miller è impensabile..ma non impossibile.

 

 Ventenne e studentessa al secondo anno di Scienze e tecniche psicologiche all’università Carlo Bo di Urbino. Appassionata di cinema internazionale sin da piccola, frequenta il liceo linguistico in un paesino sperduto della Romagna sognando un futuro altrove. Nel tempo libero coniugo le mie passioni, tra cui la scrittura, studiando teorie da manuale ed applicandole alla vita quotidiana, film compresi. 

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