Relazione padre-figlia e l’alterità del ruolo

Un padre ed una figlia. Due pianeti, due entità che il tempo, gli anni, il lavoro, le scelte personali, separano, allontanano, alienano da un affetto solo sospeso, mai interrotto.
Ad un certo punto, da una delle due parti sovviene il tempo dell’avvicinamento, del tentativo di colmare quel vuoto, quella mancanza: sforzo che tuttavia richiede spesso qualche cosa che vada oltre la buona volontà

La scelta di Winfried Conradi, divorziato, nell’approcciare la fredda figlia Ines, assorbita completamente dalla sua attività manageriale a Bucarest, diviene allora una scelta fondamentale sul “come” farlo, sulle modalità dell’approccio. E sarà l’oggetto della scelta non solo a consentire, molto lentamente, di riprendere il legame con la figlia, ma soprattutto a polarizzare sullo stesso legame l’intero film: il travestimento.

Geniale:perché? Perché il mascheramento (parrucca e dentoni finti), unito all’assunzione di un comportamento bizzarro, permettono di inventare un ruolo terzo che sconvolgerà le false certezze della figlia.

La scelta di Toni Erdmann (così il padre si presenta a tutti) era sicuramente rischiosa. Ma ha una sua logica. Recuperare l’affetto perso facendo riprendere il senso della vita ad una persona che, tra la fredda ambizione lavorativa e l’apatia sociale e sessuale, si era chiusa totalmente in sé stessa, rispondendo solamente agli stereotipati meccanismi giornalieri di una manager aziendale.Ines all’inizio non reagisce bene ai tentativi anche maldestri del padre di interferire nella sua vita personale.

Ma molto lentamente (il film fuoriesce dai canoni classici con una durata di 2 ore e 40 circa) è proprio l’atteggiamento bizzarro, ridicolo, anticonformista di questo padre travestito goffamente, che spinge Ines a porsi, silenziosamente, dei dubbi su sé stessa.La singolarità dell’opera si radica proprio in un questo triangolo, non solo ideale, tra la figlia, il padre non-padre, ed il mondo esterno.

La consapevolezza, chiaramente celata ai terzi, da parte di Ines dell’identità di questo oscuro e strano personaggio provoca in Lei un duplice e concomitante stato d’animo: intimo imbarazzo e all’inizio fastidio di fronte ai terzi, da un lato, curiosità riflessiva su dove l’atteggiamento del padre non-padre vuole arrivare, dall’altro.Un trauma, un evento Reale, il padre-non padre, che non agisce chiaramente sul piano comportamentale (Ines sta ben attenta, aiutata dalla sua naturale freddezza, a non farsene mai accorgere), ma incide sul suo piano interiore. Lo stesso Toni, nel corso di questo suo tentativo, tenderà a modificare il suo atteggiamento, da semplice “provocatore” mascherato fino ad arrivare a spingersi oltre, abbandonando sempre più progressivamente la veste del padre travestito, per assurgere a quello di semplice genitore che vuole recuperare il rapporto filiale.E la scena originalissima ed imbarazzante del brunch organizzato da Ines in casa sua per amici e colleghi, è emblematica.

Lei, manager inflessibile, ad un certo punto, mentre prepara il ricevimento, irritata dal vestito e dalle scarpe strette, si spoglia completamente e si presenta così alla porta dicendo che solo chi entra nudo può partecipare alla festa.Il dilemma ha oramai fatto breccia, e si risolve in una forma assurda, impensabile, ma stupenda, ammaliante, anche scenicamente, di reazione al sistema convenzionale ed a sè stessa. Breccia che è prodromica al momento successivo, in cui il padre completamente coperto da un costume locale entra e vede la figlia completamente nuda.


Le due anime nella loro essenza si sono finalmente incontrate: il padre che vuole sempre sorprendere è stato spiazzato per una volta dalla figlia. Il successivo e liberatorio abbraccio di Lei suggella la riuscita del tentativo di quest’ultimo.

L’ottimo film si fonda sulle dinamiche dialogiche dei bravissimi attori, e su una sorprendente regia che pone quale figura cardine la silente Ines tra un sorprendente, ma mai eccessivo Toni, ed un carosello di personaggi che interagiscono in quel strano rapporto tra padre e figlia restando, tuttavia, sempre al margine quali spettatori inconsapevoli.