Cinema e Psicologia ha intervistato il regista Silvio Soldini e l’attrice Kasia Smutniak alla vigilia dell’uscita del film in sala.

Intervista a cura di Chiara Leonetti

Nelle sale cinematografiche è appena uscito “3/19”, il nuovo film di Silvio Soldini. Un’opera introspettiva e profonda che vede come protagonista Kasia Smutniak nei panni di Camilla, un’avvocatessa di successo che, a seguito di un improvviso evento drammatico, si troverà ad indagare lontana da quei luoghi, esterni e interni, che è abituata a frequentare.

Innanzitutto, complimenti per il film, mi è piaciuto davvero molto. È un film ricco di tematiche psicologiche: l’identità personale, i ricordi, la memoria, la relazione con il tempo, il connubio cambiamento-rinascita. Sono tutte tematiche che coesistono e che danno vita a un’opera profonda. Silvio, da dove nasce questo tuo interesse verso queste tematiche?

Come sempre, si inizia da qualche cosa… noi siamo partiti dalla tematica del cambiamento dovuto a un trauma, un evento che avviene dentro di noi. Capita, a volte, nella vita, di subire un incidente, in cui si rompe una parte di noi e si è costretti a fermarsi e, in quel fermarsi, in realtà, inizia a germogliare qualcosa. Poi, una persona può decidere di reciderlo subito oppure può lasciarlo attecchire. Credo che il caso, a volte, ci offra su un piatto d’argento la possibilità di cambiare o conoscere. Chiaramente, avendo a che fare con una storia del genere, anche con la morte di questo ragazzo e con un senso di colpa in lei (Camilla), che poi si capirà da dove arriva, i temi si aggiungono e il film si arricchisce. È un film difficile da riassumere in un’unica frase, per questo non è semplice rispondere alla domanda “di cosa parla questo film?’”.

È presente anche il tema della relazione con il tempo che cambia radicalmente dall’inizio alla fine, come cambia anche il modo di rappresentarlo, come linguaggio filmico. L’inizio ha decisamente un ritmo diverso dalla fine. È un tema a cui tengo molto, a cui ho pensato tanto, per esempio, durante il lockdown, quando tutti eravamo chiusi dentro e il tempo si è dilatato. C’è chi ha trovato una libertà in quel tempo, c’è chi ha trovato invece una prigione, una costrizione… io sono della prima spiaggia. Forse anche questo si è riversato nel film, nonostante fosse già scritto per l’80% prima del lockdown. Io ho ritrovato un rapporto con il tempo molto simile a quello che sperimento quando viaggio, per esempio, anche solo quando sono su un treno Milano-Roma e ci sono quelle tre ore che, improvvisamente, mi sembrano di libertà totale, in cui puoi anche spegnere il telefono e dire “non prende” e ti puoi dedicare a quello che vuoi, anche solo a guardare fuori dal finestrino o lasciare correre i pensieri… un momento così è importante per me.

Kasia, quali pensieri o emozioni ti ha lasciato Camilla?

È passato troppo poco tempo in un tempo molto strano per me, dalla fine di questo film a oggi che sono costretta a parlarne, in qualche modo. Penso che lo analizzerò più in là, quello che ha provocato dentro di me. Però le tematiche del tempo e del cambiamento mi hanno sempre affascinata. Devo dire che quella del cambiamento l’ho affrontata altre volte, forse il film dove l’ho esplorata di più, prima di questo, ma in una maniera diversa, era in “Limbo”, un film che racconta il percorso di cambiamento di una soldatessa, tornata dall’Afghanistan con un trauma ed è costretta a fare i conti con quello che è successo. Quindi, dalla sua costrizione nasce poi il cambiamento fino ad arrivare alla soluzione dove lei ritrova la possibilità di vivere nel mondo di oggi, convivendo con il suo trauma.

In “3/19”, invece, lo abbiamo vissuto in una maniera diretta e soprattutto sappiamo anche com’era questo personaggio (Camilla) prima di questo cambiamento.

Io non studio psicologia però mi ha sempre affascinata il momento del cambiamento, che è un momento preciso. Secondo la mia esperienza, è senz’altro un percorso ma c’è quell’attimo determinato che cambia la tua percezione e sei costretta a viverlo. In questo film raccontiamo la morte ma anche l’innamoramento: sono due momenti molto vicini, dove, in qualche maniera, sei lì, sei presente ma non hai scelta. Sono due eventi così opposti che ti possono capitare nella vita e che sono in grado di innescare un cambiamento. È come se da quel momento vedi le cose da un altro punto di vista, percepisci un colore diverso, dei suoni diversi e quella relazione con il tempo cambia e acquistano meno importanza le cose su cui ti concentravi, cose che ti sembravano importanti e che ti sembrava anche impossibile modificare. All’improvviso avviene qualche cosa che ti trasforma. Quindi, questo concetto di cambiamento per me è estremamente affascinante, è quell’attimo, in “3/19” è un incidente, quindi qualcosa di fisico che avviene, che noi possiamo vedere… Camilla è sdraiata per terra, sul cemento, senza ancora rendersi conto di quello che è appena accaduto, sotto la pioggia battente, come se lei fosse immersa, a livello simbolico e là, per strada, avviene qualcosa, qualcosa da dentro, dove comincia un processo.

Video recensione di Chiara Leonetti al film: