A Picture with Yuki (Bulgaria, Giappone, 2019). Regia: Luchezar Avramov. Interpreti principali: Kiki Sugino, Ruscen Vidinliev, Serafim Todorov, Vesela Babinova, Dimeter D. Marinov

I coraggiosi e gli impavidi sono stati uccisi prima che potessero trasferire i loro geni alle generazioni successive. I rimanenti, cioè i codardi e i gentili, sono sopravvissuti.
Noi siamo la loro progenie

Rolf Dobelli

Georgi, bulgaro e Yuki, la moglie giapponese, si sono conosciuti in Canada, dove entrambi erano approdati a cercare un futuro migliore. Il loro desiderio di avere un figlio e il fallimento di alcuni tentativi li ha spinti a Sofia, città dove ancora risiede la famiglia di lui, per tentare una fecondazione in vitro che in Canada sarebbe per loro proibitiva. Su consiglio del medico si trasferiscono nella casa di campagna ormai disabitata appartenuta ai nonni, in un piccolo villaggio ai cui margini vivono alcune famiglie di zingari. Durante uno spostamento in auto, mentre Yuki è al volante, colpiscono accidentalmente un ragazzino in bicicletta. Vorrebbero accompagnarlo all’ospedale per sicurezza, ma lui si alza, risale sulla bici e se ne va. Il giorno dopo vengono a sapere che Assencho, questo il suo nome, è morto, pare a causa delle percosse subite dal padre che quando beve troppo è solito alzare le mani sui figli.

Un figlio morto, un altro che non vuole nascere. In una terra di mezzo dove anche verità e apparenza si confondono, dove il razzismo dei cittadini si accende nei confronti degli zingari, i due giovani in attesa di un bambino rimarranno impigliati in una vicenda che metterà alla prova il loro amore e farà conoscere a ciascuno i lati nascosti della persona con cui avevano progettato un futuro. Se le necessità dell’esistenza e il desiderio di essere genitori li hanno uniti in un progetto di lunga durata, questo incidente scopre le carte di ciascuno e ne rivela l’autentica essenza: è giusto confessare una colpa che non si è nemmeno certi di avere, mettendo a rischio la propria libertà e forse anche la vita? Ha ancora un senso mettere al mondo un figlio dopo non essere stati in grado di salvarne un altro?

Yuki è fotografa, e il padre del bambino le chiede di andare da lui per fare una foto di Assencho prima di seppellirlo, perché non ne ha nemmeno una. Non essendo possibile negare questo favore a un ex pugile che ha appena perso un figlio, Georgi e Yuki si recano al campo: entrare in un mondo così lontano e diverso dal loro, toccare da vicino un dolore che non si potrà mai cancellare, conoscere una madre chiusa in una sofferenza indicibile, avvicinare un padre pronto a sfogare tutta la sua rabbia, farà comprendere a ciascuno di loro quale strada sia giusto imboccare.

Come nello splendido film iraniano di Vahid Jalilvand “Il dubbio – Un caso di coscienza” (2017), con cui “A Picture with Yuki” ha più di un tratto in comune, non vi è la certezza che la morte del ragazzino sia stata causata dall’incidente. Sono tanti i temi che il film affronta, dal determinismo per cui certe vite non possono che prendere una determinata piega, perché tutto il mondo, e la persona stessa, si aspetta che vada così; alle differenze di etnia e cultura che coinvolgono, oltre al villaggio, anche una coppia apparentemente solida; all’assunzione di una responsabilità della quale comunque non si potrà mai essere certi. Un film costruito sui dubbi, sulle domande, che apre uno squarcio su un Paese, la Bulgaria, che raramente abbiamo avuto la possibilità di osservare così da vicino.