“L’unica cosa che mi sembra reale è il pavimento”

Apri gli occhi è un film drammatico del 1997 diretto da Alejandro Amenàbar della durata di 117 minuti. Tra i protagonisti principali ci sono Penèlope Cruz ed Eduardo Noriega.

Questo film ha dato ispirazione al remake Vanilla Sky di Cameron Crown con Tom Cruise e la stessa Penelope Cruz.

Il protagonista Cèsar si risveglia in una Madrid deserta

Il protagonista è Cèsar, un giovane venticinquenne che ha il mondo ai suoi piedi: soldi, bellezza, donne. Durante la festa del suo compleanno conosce Sofia della quale si innamorerà perdutamente. Tutte le certezze di Cèsar però crollano quando in seguito ad un incidente in macchina provocato dalla ex-amante Nuria, rimane gravemente sfigurato.

La deturpazione del volto di Cèsar porterà Sofia, imbarazzata dal suo aspetto, ad allontanarsi da lui, per poi ricongiungersi dopo un intervento chirurgico che donerà a Cèsar l’aspetto di prima.

In una notte d’amore, Cèsar si ritrova Sofia inspiegabilmente sostituita da Nuria, questo lo porta a legarla e denunciarla alla polizia accusandola della sparizione di Sofia. Questo alternarsi tra Nuria e Sofia avverrà molte volte all’interno del film proprio per rimarcare la labilità della mente di Cèsar che sfocerà nel soffocamento di Sofia credendola Nuria. 

Il desiderio accecante di Sofia impedisce a Cèsar di aderire al piano di realtà con un susseguirsi di fenomeni deliranti e allucinatori che sconvolgeranno continuamente i piani dello spettatore portandolo spesso a rincorrere gli stessi deliri di Cèsar. Chi sono le due donne che ruotano intorno alla sua vita? Esistono realmente o sono una proiezione della sua mente? Da un lato vi è la trasgressione, la passione, l’avventura che sono impersonificate da Nuria; dall’altro lato vi è Sofia che rappresenta la semplicità, la stabilità e la dolcezza.

Il perno sul quale ruota l’intera trama è proprio questo triangolo amoroso caratterizzato da dinamiche relazionali interne che assumono una connotazione continuamente distorta e incerta.

Con un salto temporale siamo in una cella di un ospedale psichiatrico giudiziario dove Cèsar è rinchiuso con l’accusa di omicidio. Non ricorda assolutamente nulla di quanto accaduto, è completamente perso, non c’è niente che abbia le sembianze di qualcosa di reale se non il pavimento sul quale è sdraiato. Con l’aiuto di uno psichiatra dovrà cercare di far riaffiorare i ricordi e da qui si intrecciano molteplici deja-vù che destabilizzano continuamente lo spettatore portandolo in quel limbo che oscilla tra ciò che è reale e ciò che non lo è. La figura dello psichiatra inizialmente svolge un ruolo meramente professionale e quasi invadente per Cèsar che non ha voglia di affrontare i suoi ricordi; in seguito però assumerà una funzione fondamentale e quasi paterna, facendo parte del suo incubo. Apri gli occhi sono le parole di una voce femminile registrata sulla sveglia che sembra quasi fare da monito per riportare continuamente il protagonista nella realtà, facendo crollare tutto quanto accaduto fino a quel momento e dando continuamente una svolta nuova.

Guardare al di là di quella che crediamo essere la realtà, questo è uno dei punti cardine del film, per analizzare i segnali più o meno evidenti legati alla sfera onirica. E’ più facile nascondersi dietro una maschera, come fa Cèsar, piuttosto che affrontare la veridicità delle paure e dei sogni. Il suo Io diventa un tutt’uno con la maschera che indossa per non mostrare il volto sfigurato, ma simboleggia anche l’incapacità dell’accettazione delle produzioni elaborate dalla sua mente; ed è per questo che andando avanti con il film, la sua versione diventa sempre meno credibile.

Cèsar con il volto sfigurato e la maschera

Il regista ci accompagna dentro le allucinazioni di Cèsar, prendendosi gioco della  stessa percezione della realtà dello spettatore, confondendolo continuamente grazie a continui salti narrativi e temporali. 

La realtà può essere influenzata dalle rappresentazioni prodotte dalla nostra mente? La risposta a questa domanda sarà presente nella parte conclusiva del film dove tutto apparirà abbastanza chiaro.

Realtà e illusione nel finale si intersecano in maniera magistrale dando la spiegazione di tutte le vicende fino a quel momento affrontare dai protagonisti.

Apri gli occhi è uno stimolo rivolto anche allo spettatore che alla fine del film potrà chiedersi: ciò che consideriamo reale può essere un’illusione?

Cèsar in bilico, realtà o illusione?