Balcanica (Italia, Serbia, Croazia, 2026). Regia: Mario Sorcinelli. Interpreti principali: Matilda De Angelis, Babak Karimi, Ivar Wafaei, Giovanni Toscano.
Unico titolo italiano in concorso nella sezione Giornate degli Autori, Balcanica racconta una storia che negli ultimi anni è stata portata tante volte sul grande schermo: quella di chi emigra perché non può più restare nella propria terra e cerca una nuova vita in un mondo sconosciuto. Sulla rotta balcanica, meno nota di quella che transita dal Mediterraneo, due uomini camminano in un bosco. Sono padre e figlio, due musicisti fuggiti dall’Afganistan perché il regime dei talebani ha deciso di mettere al bando ogni forma di concerto. Ma vengono sorpresi nel buio e feriti da alcuni sconosciuti. La mattina dopo riescono a trascinarsi verso un rifugio dove incontrano altri migranti, pronti a superare un valico montano poco distante e così approdare in Italia.
Il film racconta un viaggio spezzato in due parti, un tempo sospeso fatto di solidarietà tra poveri diavoli, speranze, prospettive di fuga e racconti di chi non ce l’ha fatta ed è stato respinto. In una stalla, dentro una fabbrica abbandonata o in una scuola dismessa, Nazar e Jalil attendono che si compia il loro destino. Ma Nazar, il padre, è ferito e non riesce a muoversi malgrado le cure prestate dalla dottoressa di una onlus che attraversa le strade di questa rotta cercando di aiutare chi sta tentando di passare la frontiera.
Sono giornate fredde, alle pendici di una montagna, in cui l’identità dei due uomini cerca una nuova collocazione: non sono più ciò che sono stati per una vita, suonando per un pubblico sempre diverso e vivendo di musica; e non sono ancora ciò che forse un giorno diventeranno, in un nuovo Paese capace di accoglierli. Il viaggio si blocca, e in questo interludio prolungato le speranze si alternano alle delusioni. La giusta distanza che Greta, la dottoressa, dovrebbe mantenere per fare al meglio il proprio lavoro, è un confine mobile che si sposta insieme al dolore e all’empatia per esseri umani meno fortunati di lei. Ma la frustrazione per i limiti del suo ruolo, curare le ferite e somministrare barrette energetiche, è difficile da accettare. Restare alle regole non cambierà la vita di questi uomini, votati ad affrontare un valico che difficilmente potrà essere superato.

Il regista marchigiano Marco Sorcinelli lavora su un soggetto conosciuto ma lo sviluppa attraverso una prospettiva nuova: un viaggio che non è più un viaggio ma una sosta prolungata in cui diluire le proprie speranze per un futuro sognato apparentemente impossibile da raggiungere. Nella mescolanza di lingue (arabo, afgano, inglese, italiano) e nella solidarietà che nasce tra uomini destinati forse a non vedersi mai più nasce il senso più profondo di questo viaggio, la trasformazione di numeri statistici in persone autentiche. Con le loro ferite, i corpi piagati, le notti al gelo, gli abiti sbrindellati, i fiati pesanti, le scarpe rovinate. Tutto quanto per la speranza di una vita in cui poter tornare a suonare i propri strumenti.








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