Blackbird blackbird blackberry (titolo originale Shashvi shashvi maq’vali, Georgia, Svizzera, Germania, 2023). Regia: Elene Naveriani. Interpreti principali: Eka Chavleishvili, Lia Abuladze, Mariam Didia, Mariam Gedenadze, Temiko Chichinadze, Teo Babukhadia

Sai a cosa assomiglia questo amore?
Somiglia all’autunno.
E’ l’ultimo

Murman

In uno sperduto villaggio della Georgia l’estate risuona con il canto degli uccelli, l’odore dei fiori e lo scroscio della pioggia che lucida le strade. Etero è una donna non più giovane, con un viso duro, occhi grandi e un corpo cui non importa di piacere agli altri. E’ sempre vissuta da sola, forte del fatto di non dover dipendere da nessuno: gestisce un piccolo emporio di paese dove i pochi abitanti passano di tanto in tanto a comprare qualcosa.

Il film si apre con la protagonista che, dopo essersi incantata davanti a un merlo, mentre tenta di raccogliere le more scivola lungo il dirupo. Si salva a malapena e torna a casa ferita e sanguinante; ma fa in tempo a vedere giù, sul greto del fiume, il suo corpo che non ha retto alla caduta. Poco tempo dopo, quasi casualmente, scopre la passione e l’amore con Murman, un uomo che da anni consegna la merce nel suo negozio. Gli incontri tra i due proseguono segreti, intervallati da lunghi messaggi telefonici; come tra adolescenti due adulti ormai in là con gli anni scoprono un amore a cui avevano rinunciato in cambio della sicurezza garantita da solide abitudini.

La solitudine di Etero, che lei indossa come una corazza, è oggetto di scherno da parte delle amiche, con le quali talvolta si ferma a bere un tè e mangiare una fetta di torta. E’ l’elemento eccentrico che per il solo fatto di esistere dà un senso agli equilibri delle altre donne del villaggio: matrimoni stanchi, figli lontani, discorsi sempre uguali attorno al tavolo sotto l’ampia veranda che guarda il giardino.

La superficie di Etero non viene scalfita dal loro sguardo, e non hanno accesso a ciò che lei nasconde così abilmente: incontri clandestini in alberghi lontani e compiacenti, conversazioni imbarazzate a cui nessuno dei due è preparato, poesie scritte sul blocco delle consegne, la vita di prima e quella di adesso, segreta, si rincorrono e si sovrappongono. Etero continua a vedersi morta, e continua a ricevere visite dai fantasmi del padre e del fratello: dopo la morte della madre per loro era stata la donna di casa, li aveva accuditi e governati, era stata una moglie surrogata senza nemmeno poter contare sull’amore di un uomo o di un figlio. Questi i binari del suo percorso dal quale inaspettatamente, a quasi cinquant’anni, ha iniziato a deragliare.

Elene Naveriani, georgiana trapiantata in Svizzera, nel suo terzo lungometraggio continua a esplorare il mondo degli ultimi con uno sguardo lucido e coerente, senza ammiccamenti o indulgenze. Ci mostra la vita per quello che è: pance prominenti, amicizie sfrangiate dal tempo, case solitarie dove cercare con pochi gesti di recuperare una routine cui aggrapparsi. Le more sono il frutto dell’autunno con cui Etero fa le sue marmellate, e l’amore che arriva ben oltre il tempo della gioventù è un’alchimia da assemblare con ciò che la sua vita è stata fino a quel momento, cercando di tenere insieme il mondo di ieri è ciò che il domani, di nuovo inaspettato, potrà regalare.