Dio esiste e vive a Bruxelles (titolo originale Le Tout Nouveau Testament, Belgio, Francia, Lussemburgo, 2015). Regia: Jaco Van Dormael. Interpreti principali: Benoît Poelvoorde, Catherine Deneuve, Pili Groyne, Yolande Moreau, François Damiens, Laura Verlinden, Serge Larivière, David Murgia, Johan Leysen, Pascal Duquenne, Gaspard Pauwels, Didier De Neck

La domanda delle domande per ogni cristiano dubitante (oltre che credente) è sempre stata “Dio, come hai potuto permettere tutto questo?”. In effetti di fronte a carestie, guerre, epidemie, sofferenze, malattie, rabbia, disperazione, miseria, e si potrebbe proseguire a lungo, sorge abbastanza spontaneo chiedersi come mai un Dio misericordioso abbia potuto permettere al male di abitare il mondo. Jaco Van Dormael risponde mettendo in scena un Dio dispettoso, per il quale l’uomo e la donna sono solo giocattoli da usare a beneficio del proprio divertimento; lo fa abitare in un modesto appartamento di Bruxelles dal quale non esce mai, vivere una vita monotona con una moglie e una figlia entrambe bistrattate, e sostare quotidianamente davanti a un computer per divertirsi alle spalle degli esseri umani. Il figlio grande, J.C., è già scappato di casa ed Ea, la figlia decenne, decide di fare lo stesso, non prima però di aver rivelato a tutti, tramite il computer, la data della propria morte.

A questa notizia ogni persona reagisce a modo suo e Dio, consapevole che tale rivelazione gli fa perdere gran parte del potere che si era assicurato in precedenza, decide di scendere a sua volta sulla Terra per rimettere le cose a posto. Esce da un tunnel che parte dalla lavatrice di casa per finire in una lavanderia a gettone di Bruxelles, la stessa strada che aveva fatto Ea, ma contrariamente a lei incontra solo persone malvage e pronte a picchiarlo. Mentre Ea, avendo sempre vissuto chiusa nell’appartamento ed essendo quindi priva di qualsiasi esperienza del mondo, incontra un barbone e lo elegge a proprio scriba, al fine di redigere il nuovo nuovo Testamento (questo il titolo originale del film), e cerca sei apostoli, che insieme ai 12 del fratello avrebbero composto il numero di diciotto, tanti quanti i giocatori dello sport amato dalla madre: il baseball.

Una delle strutture narrative più utilizzate nella trama di un film è quella della costruzione della banda. Solo che qui non si cercano gli specialisti per una grande rapina o i musicisti per tornare sul palcoscenico dopo anni: Ea desidera incontrare sei persone, scelte a caso all’interno dell’immenso database del padre, per farne i propri apostoli e scrivere così il nuovo nuovo testamento. Di ciascuno conoscerà timori e malinconie, abbraccerà la loro solitudine raccogliendone le lacrime, ascolterà la musica che tengono dentro e ne farà loro dono. Sono persone qualunque che, come tutti, dopo aver conosciuto la propria data di morte, hanno deciso quale valore dare al tempo che rimane. Non tutti hanno scelto di lasciare il lavoro e seguire il sogno che avevano fin da piccoli: c’è chi continua come prima, chi sceglie un genere che non è il suo, chi di imbracciare un fucile di precisione e chi di lasciare il proprio coniuge per regalarsi finalmente una vita priva di anestesie. Ogni apostolo che arriva si aggiunge a una riproduzione dell’ultima cena che la madre di Ea osserva via via sempre più stupita.

Ed è proprio questa donna stolida, all’apparenza insignificante, che si è sempre occupata delle pulizie di casa, in particolare della statuetta del figlio J.C., che sarà in grado di dare nuovi colori al mondo e una speranza a tutti gli esseri su cui era già stata scritta una data di scadenza. La persona meno considerata della trama sarà quella che ha in serbo un colpo di scena in grado di salvare il mondo. Grazie alla piccola dea, ciascun apostolo troverà la dimensione che più gli appartiene, senza bisogno di arrivare all’ultima tappa per capire quanto il suo viaggio sulla terra meriti di essere vissuto.

Jaco Van Dormael è un genio del cinema che nella sua carriera ha girato solo quattro film. La voce fuori campo e il limpido sguardo sul mondo che hanno i bambini sono i tratti distintivi della sua cifra narrativa. Ricordo in particolare una scena nel suo primo film, Toto le héros – Un eroe di fine millennio, nella quale il papà esce per andare al lavoro e chiude dietro di sé la porta di casa: il figlio piccolo, voce narrante del film, immagina che il padre sia stato tutto il giorno dietro la porta prima di tornare a casa per cena. Poi le musiche, musiche bellissime, e i colori, sgargianti, pieni di vita: un mondo immaginario perfetto nel suo essere il fondale ideale di sogni e sentimenti che sgorgano come acqua di fonte dalle parole e dalle azioni dei suoi protagonisti.