Siamo come gli altri ci sognano?

Una volta, Jean Cocteau affermò saggiamente: “Un film non è un sogno che si racconta, ma un sogno che stiamo sognando tutti insieme.”
Il potenziale cinematografico dei sogni è stato esplorato a lungo da diversi registi, basti pensare a un esempio illustre come il capolavoro di Nolan, “Inception”.

Nel film “Dream Scenario”, il regista norvegese Kristoffer Borgli abbraccia letteralmente la celebre citazione di Cocteau, consegnandoci una commedia piacevolmente assurda in cui i sogni si trasformano misteriosamente in un’esperienza collettiva, dando vita ad una vera e propria “pandemia onirica”.

Paul rappresenta un individuo che, molto probabilmente, non attirerebbe la nostra attenzione. Si tratta di una persona ordinaria, priva di carisma, dal volto tranquillo, vestita con pantaloni spiegazzati e mocassini di pelle marrone. Svolge il ruolo di professore di biologia in una Università qualunque.
Le sue lezioni, frequentate con scarsa partecipazione da parte degli studenti, affrontano una gamma diversificata di argomenti. Si spazia dall’analisi delle formiche come superorganismi ai segreti delle strisce delle zebre. Riguardo a queste ultime, Paul illustra l’ingegnosa strategia del loro mimetismo, enfatizzando che l’obiettivo non è tanto quello di confondersi con la natura, quanto di scomparire tra la folla. Questa tattica, in maniera analoga, trova applicazione nella sua quotidianità.

Tuttavia, in lui possiamo scorgere un desiderio profondo e scalpitante di affermazione, circoscritto al suo settore, soprattutto quando affronta in maniera goffa e subdola una ex compagna di studi su un lavoro scientifico di successo che sembra sovrapporsi ad una ricerca che lui avrebbe condotto decenni prima all’università. Non ci sarebbe nulla di male sognare una certa popolarità. D’altronde, chi non si è mai immaginato un mentore della propria professione? Alla fine, sognare non costa nulla… in teoria.

Un giorno succede qualcosa di strano. Paul inizia ad apparire nei sogni delle persone, stando in piedi o semplicemente passeggiando alla stregua di una comunissima comparsa in un film. Una figura sullo sfondo che si muove senza slancio, senza una meta e senza un motivo.

-Paul! Mi sei passato per la testa di recente!
-Come mai?
-Continui a comparire nei miei sogni. Non fai niente, sei solo… lì.

Improvvisamente quest’uomo quasi invisibile attira l’attenzione di tutti, diventando una sorta di celebrità da un giorno all’altro. I media locali riportano la notizia ovunque stravolgendo la sua vita e quella della sua famiglia, composta dall’amorevole moglie e le due figlie adolescenti. A questo punto, Paul inizia a corteggiare la fama che afferma di evitare ma che, nel profondo, ha sempre desiderato di avere. Le sue lezioni diventano molto seguite e gli ingaggi per spot pubblicitari iniziano fioccare.

Il nucleo del film ruota attorno a Paul ma risulta intrigante come il regista ci permetta di immergerci nel subconscio di altri personaggi marginali. Paul appare nei loro sogni, ma non è lui a cercare o a provocare tale strana connessione. All’aumentare dell’attenzione che riceve, la sua presenza nei sogni diventa sempre più letale, influenzando drammaticamente la sua posizione sociale. Questo è il punto chiave: siamo come gli altri ci sognano, o meglio, ci vedono?

Roberto Assagioli, pioniere della psicosintesi, approfondendo il lavoro di Pirandello sull’identità, argomentava l’esistenza di molteplici “io”. Ciascun “io” rappresenta un essere contraddittorio quanto le molteplici apparenze e immagini che gli altri riflettono su di noi. Spesso questi “io” risultano scomodi. Non solo ospitiamo in noi una varietà di elementi disparati, ma gli altri, con le loro percezioni nei nostri confronti, proiettano su di noi immagini che differiscono dalla nostra vera identità.

Questa dinamica emerge chiaramente nel contesto dei social media, dove, ad esempio, un influencer che non riesce a conformarsi ai canoni di perfezione rischia di essere sommerso da attacchi e polemiche fino alla sua esclusione dalla rete. E oggi la società è la rete.

Nel contesto della cultura dell’annientamento, si assiste a una dinamica sociale in cui individui, spesso esposti sui social media, rischiano di essere completamente cancellati o emarginati dalla collettività a causa di fallimenti, errori o mancanze percepite. Questa cultura spesso impone standard irraggiungibili di perfezione e successo, promuovendo un’illusoria immagine di vita ideale. In questo scenario, gli individui che non rispondono a tali aspettative possono diventare bersagli di critiche, ostracismo e bullismo.

Nel film, accade qualcosa di simile al protagonista quando, inspiegabilmente, le persone iniziano a sognarlo impegnato in azioni violente, trasformandolo da eroe dei sogni a figura riluttante, simile a Freddy Krueger. La sua celebrità diventa tossica e progressivamente si trova coinvolto in atti vandalici, derisioni pubbliche e altre conseguenze negative. Ciò che vediamo accadere praticamente ogni giorno nel mondo digitale, il regista lo esporta nel mondo reale.

“Dream Scenario” sembra voler sintetizzare una visione dei social media: individui anonimi che diventano improvvisamente celebrità virali, ma che vengono presto dimenticati o addirittura denigrati a causa di una interpretazione soggettiva fortemente distorta e senza possibilità di appello da parte del bersaglio in questione. In una performance straordinariamente sobria, Cage umanizza questa esperienza, offrendoci molto su cui riflettere.

Una delle critiche spesso rivolte a Nicholas Cage è la sua tendenza a interpretare una variante di se stesso in ogni ruolo. Tuttavia, in questo film, emerge una nuova sfumatura che segna una delle sue migliori performance di sempre. Nel ruolo di un professore ansioso e goffo, Cage svanisce semplicemente senza lasciare traccia.

Il regista Borgli si diverte a drammatizzare ogni sogno surreale con una ricca fioritura cinematografica, guidando un graduale cambiamento tonale attraverso le numerose sequenze oniriche, che iniziano in modo goffamente divertente per sfociare in un vero e proprio incubo.

La fotografia vivida e sognante di Benjamin Loeb contribuisce a definire l’identità comica e oscura del film, riflettendo in modo intuitivo la progressione all’interno dell’ego del protagonista. “Dream Scenario” è un’opera cinematografica che intrattiene, fa riflettere e, soprattutto, sorprende.