4,47 minuti. 6,11 compresi i titoli di coda. Il corto “Due Piedi Sinistri” regia di Isabella Salvetti (2015) racconta la discriminazione: quella fisica e quella delle appartenenze.

Alla fine del post trovate anche il cortometraggio

Il cortometraggio scritto dallo sceneggiatore Nicola Guaglianone, diretto dalla regista Isabella Salvetti e prodotto da Lea Film si svolge a Roma nel quartiere Testaccio. Un gruppo di ragazzini, di chiara appartenenza calcistica, già dalla prima scena di apertura, gioca a calcio in uno spazio di quartiere. 

Le prime scene evidenziano l’abilità fisica, in particolare quella di Mirko, di far roteare bene la palla fra i piedi. Meno abile Leo, ragazzino in sovrappeso, meno sportivo degli altri compagni, sebbene integrato nel gruppo, che viene indicato come quello che è interessato solo al cibo e possessore di “Due Piedi Sinistri”.  Sarà il tiro fuori traiettoria di Leo la causa dell’incontro tra Mirko e Luana: un tiro sinistro.

Mirko per recuperare la palla buttata fuori campo da Leo, incrocia lo sguardo di Luana, una ragazzina che dietro ad un muretto, una barriera dunque, chatta al cellulare. 

Mirko tenta un approccio: fiero delle sue capacità motorie, tanto caruccio, la invita a prendere un gelato con i suoi amici che, guidati da Leo, si sono diretti verso il bar. Luana accetta l’invito esprimendo un po’ di perplessità sul comportamento in campo di Mirko.

Uno di fronte all’altra Mirko vede Luana sulla sedia a rotelle. 

Nel dialogo emerge immediatamente la forza difensiva di lei e la leggerezza non superficiale di lui che guarda incredulo la struttura di ferro che ospita Luana in cui campeggia uno stemma grande e ben visibile della Lazio. Si ingaggia un breve duello di fraintendimenti, culminando nel finale in cui Mirko dice a Luana che dovrebbe vergognarsi di essere laziale.  

Mirko e i suoi compagni di parte romanista, per un codice scritto e inviolabile non possono relazionarsi con gli avversari, nemici da sempre sugli spalti, sul campo e fuori. 

Questo sarà il motivo dell’interruzione dell’amicizia. 

Luana sorride perché si sente trattata alla pari, incredula del reale motivo del ripensamento. Ride e sorride: il riso aperto di chi ha giocato subito in difesa della sua condizione, una disabilità non riconosciuta, invece, da Mirko.

Il cortometraggio indica come il valore della prossimità sia ancora il mezzo più efficace per le relazioni.  Lo spazio di quartiere per il gioco, il bar sotto casa per una pausa. Conoscersi e individuarsi nel territorio, nel quartiere, occuparne gli spazi, collocandosi in ruoli determinati: quelli di appartenere a squadre diverse e “nemiche”. Una collocazione territoriale in un quartiere che ha subito poche ristrutturazioni urbane e ha mantenuto orgogliosamente l’anima popolare nella gestione del tempo libero. 

Il cortometraggio racconta, narra e delinea come l’appartenenza ad una categoria, quella della fede calcistica, riesca a superare quella di appartenere ad un’altra categoria, quella cosiddetta protetta.

La disabilità che spesso protegge se stessa perché incarnata in uno stereotipo strutturato e che diversamente viene qui superata da una discriminazione sportiva, più semplice ma non semplicistica, che interrompe ma non allontana.

Trovate tutte le informazioni, gli attori e premi a questo indirizzo: https://isabellasalvetti.it/