La ricerca di vitalità in questa strana modernità

Enea insegue il mito che porta il suo nome, vivendo appieno in un’epoca segnata dal declino insieme all’amico Valentino, un giovane neo-pilota. I due condividono la freschezza della giovinezza, oltre ai party lussuosi e all’attività criminale. Amici di lunga data, sono sia vittime che artefici di un mondo corrotto, ma portano dentro di sé il desiderio ardente di sentirsi vivi. Al di là dei limiti imposti dalle regole e al di là dei dettami morali, si estende un vasto mare di simboli da esplorare. Enea e Valentino saranno determinati a navigarlo fino alle conseguenze più estreme. Tuttavia, l’universo della malavita costituisce soltanto l’ombra di una narrazione che abbraccia anche altre vicende: un padre che vive nel passato, un fratello coinvolto in risse scolastiche, una madre travolta dall’amore e una ragazza di straordinaria bellezza, insieme a un epilogo silenzioso, inaspettato. 

Il film di Pietro Castellitto si propone come un viaggio attraverso svariate tematiche, con un focus particolare sulla ricerca di un senso della vita. Il regista, laureato in filosofia, dimostra il suo spiccato interesse nel cercare di trasmettere sullo schermo una complessità di concetti, fondendo mitologia, religione, filosofia e criminalità.

La trama trasporta il pubblico in un quotidiano contraddittorio, mostrando la crisi di una borghesia ipocrita e svuotata, dove Enea simboleggerebbe la ribellione e l’aspirazione al cambiamento. I momenti musicali noti e nostalgici, appartenenti a un’epoca passata, e qui usati in contrasto, arricchiscono una narrazione critica della società contemporanea, rappresentata in modo crudo, inquieto e decadente attraverso affascinanti e curate inquadrature.

“L’ultimo figlio l’ho fatto che avevo quasi quarantacinque anni e quando lo portavo all’asilo vedevo coppie giovanissime ma spente. Incredibilmente spente” (Marina)

Il regista affronta senza troppi sentimentalismi, ma in modo tagliente e affilato come una lama, due aspetti della vita: da un lato gli adulti ‘per bene’, come Celeste (interpretato da Sergio Castellitto) e Marina (una bravissima Chiara Noschese), logori, delusi, rotti dentro. Marina medita, insoddisfatta del proprio lavoro, fino ad immedesimarsi in un lenzuolo, ignara del caos intorno a sé (come la palma che frantuma il vetro della propria abitazione). Celeste, alias Dragone18, lotta con la frustrazione distruggendo una stanza di un albergo particolare. Dall’altra parte, i giovani ‘per male’ emergono come figure romantiche e tragiche, in particolare Valentino (interpretato da Giorgio Quarzo Guarascio), con i suoi sentimenti repressi per il suo amico Enea e il dolore per la madre malata. Questa gioventù cercherà di dare significato al vuoto, compiendo atti criminali andando contro i propri valori e principi, pur di assaporare, anche solo per un attimo, un briciolo di vitalità.

“Io sento che ci sta una bocca… una grossa bocca che se sta a magnà sta città… e se non ci facciamo amicizia… Ci sputa come l’uvetta” (Gabriel)

Un personaggio chiave è quello di Gabriel (un inedito Matteo Branciamore), un messaggero legato al malaffare e successivamente punito. La sua missione, a un certo punto, è quella di far maturare i frutti: cerca di favorire la crescita di Enea, attraverso due profezie, la prima e l’ultima delle quali risultano decisive le parole: Tu ti sei messo contro il vento. E il vento prima o poi ti trova. Il protagonista, isolato nella sua dimensione, con gli auricolari che fungono da scudo rispetto al mondo esterno, arriverà a maturare troppo tardi.

Nel film, una particolarità unica si manifesta nel fatto che, per la maggior parte del tempo, i baci non vengono mai mostrati, ma ne percepiamo soltanto il suono. Questo elemento distintivo sottolinea la creatività della narrazione, lasciando emergere una connessione interessante tra il protagonista e il personaggio di un narcotrafficante, delineato dal suo acerrimo nemico, il rinomato scrittore del libro “Torneranno i baci”. Una storia di battaglie, di sangue, di soldi bruciati. Una storia di odio. Una storia d’amore, anche. 

In conclusione, “Enea” si distingue per la sua visione inusuale sulla malavita, proponendo uno sguardo audace e personale. Pietro Castellitto sfida le convenzioni offrendo, quindi, una prospettiva alternativa sulla complessità di due stagioni della vita, mettendo in luce la ricerca di significato in un mondo stantio e corrotto.