Vi propongo la prima parte di un percorso tematico con 10 film sulla capacità di entrare in contatto con le parti più profonde del nostro Sé (o con la propria difficoltà di riuscirci), trovando nuove vie, nuove strategie per utilizzare questo tempo di crisi come motore per il cambiamento.

Il periodo che stiamo vivendo, che ci coinvolge tutti a livello globale con la diffusione crescente dell’epidemia da Corona virus è un tempo di grande difficoltà su molti livelli, spesso anche sovrapponibili nella stessa persona o nuclei familiari: il livello della salute fisica e della tenuta mentale, quello economico, il livello sociale, scolastico, lavorativo, relazionale. Insomma, un tempo ostile che coinvolge tutti.

E allora, come sempre, i film, possono venirci incontro aiutandoci a capire come i personaggi hanno affrontato situazioni molto complesse. I film si trasformano in una grande metafora di cosa può succedere e come poter affrontare un periodo difficile della nostra vita.

Un percorso tematico con pochi film, tutti però attentamente selezionati, per generare riflessioni e pensieri su questi temi, ovvero: come affrontare una crisi nella propria vita.

In genere noi possiamo ipotizzare due approcci di fronte ai problemi della vita.
Il primo, è quello di reagire con rabbia, frustrazione, delusione, depressione, super-attività o ipo-attività, insomma non accettare ciò che ci sta accadendo.
Nel secondo approccio, dopo la fase di reazione naturale all’evento complesso, segue un percorso alternativo, partendo da una domanda che, a mio avviso, è sempre fondamentale: Qual è il senso di ciò che mi sta succedendo?

Spesso gli psicologi fanno riferimento ad un concetto, molto abusato di questi tempi: la resilienza ovvero la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Ma, a mio avviso, la resilienza con tutte le risorse positive per affrontare un evento si attiva perché c’è una spinta che viene prima, un’energia che si accende quando riusciamo a trovare risposte, dare senso alla nostra vita.

Tutti i film che vi propongo hanno un protagonista, a volte, due, che si trovano in un momento di crisi, un momento in cui la loro vita è ad una svolta, qualcosa non sta andando bene. Hanno bisogno di un cambiamento, a volte radicale, altre volte, solo un cambio di prospettiva, vedere le cose da una diversa angolazione. Tutti però vivono una vita che non è piena, che non sta seguendo la spinta del proprio desiderio.

Vi consiglio di leggere tutto il post perché in questo caso non ho inserito delle semplici schede della trama ma un vero e proprio percorso tematico con approfondimenti sui diversi film proposti, con recensioni psicologiche, video recensioni proposti e da altri autori.

Questi film ci consegnano una guida per affrontare i nostri disagi, le nostre crisi profonde, proponendo vie di rinascita, di trasformazione, insomma un bel manuale di psicologa applicata

1. Le vite degli altri (2006) di Florian Henckel von Donnersmarck

RIFLESSIONE SUL FILM: è un film straordinario che racconta la storia di un agente della Stasi (Servizio segreto della Germania dell’Est), (Gerd Wiesler ), molto rigido, solitario, privo di qualsiasi emozione che ad un certo punto deve spiare Georg Dreyman, famoso scrittore teatrale e intellettuale sospettato di collaborare con la Germania dell’Ovest.
C’è una scena bellissima nel film nella quale l’agente della Stasi sta ascoltando dalla soffitta il dialogo tra Georg e la moglie Christa-Maria, attrice di teatro. La scena è di quelle veramente tristi. Georg ha appena scoperto che la moglie è costretta ad avere rapporti sessuali con il ministro della cultura per poter lavorare. Lei rientra in casa, si fa una doccia per pulirsi dallo “sporco” della serata, prende dei tranquillanti e si mette a letto. Il marito entra in camera da letto, vede la moglie coricata e sofferente, la chiama, lei gli risponde: «stringimi e basta, ti prego». Lui la abbraccia da dietro, mette la guancia sulla sua, la musica è straziante, e mentre assistiamo a quella scena così piena di tenerezza l’immagine stacca sull’agente della Stasi, prima di quel momento cinico e spietato, curvo sul ricevitore, nella stessa posizione di Georg nell’atto di abbracciare la moglie. Si è completamente identificato con lui, ne sta provando le stesse sensazioni. Da quel momento tutto cambia e il cinico agente decide di aiutare Georg, che effettiva- mente promuove un’azione contro il Partito di Unità Socialista scrivendo un saggio di denuncia dell’alto tasso di suicidi nella Germania dell’Est e consegnandolo a una rivista della Germania Occidentale. Si identifica a tal punto, e noi spettatori con lui, che sacrifica la sua carriera per salvare Georg, in una tensione crescente, sapendo che sta facendo la cosa giusta. Il film è un capolavoro, perché́ ci fa capire che solo attraverso il processo d’identificazione noi possiamo veramente capire l’altro, rompere quell’ideologia che ci fa vedere le cose attraverso la lente distorta di ciò̀ che pensiamo sia giusto o sbagliato; ci fa uscire dall’egoismo della nostra condizione personale e ci fa aprire verso l’altro, verso quell’atto d’amore che nasce dal sentire quello che sente anche la persona oggetto della nostra identificazione.

Il testo è tratto dal libro di Sergio Stagnitta, “Come in uno specchio – Un viaggio tra cinema e psicologia” (2020). Potete trovare maggiori informazioni a questo link: https://www.cinemaepsicologia.it/come-in-uno-specchio-un-viaggio-tra-cinema-e-psicologia/

2. Persona (1966) di Ingmar Bergman

RIFLESSIONE SUL FILM: questo film racconta la storia di un’attrice, Elisabeth Vogler, molto bella e famosa che durante la rappresentazione di Medea si blocca sul palco. Non riesce più a recitare. Dopo qualche giorno si chiude in un mutismo assoluto.
Gli esami medici non rivelano nessun particolare disagio fisico e/o psichico. Sembra che abbia deciso, con la sua forza di volontà, di non parlare più.
La dottoressa che l’ha in cura propone ad una giovane infermiera di assisterla. Alma è una ragazza molto loquace e fin dal loro primo incontro le racconta tante cose. L’attrice rimane sempre ad ascoltarla ma senza alcuna intenzione di risponderle.
La dottoressa propone ad Elisabeth di passare un periodo di tempo, insieme ad Alma, nella sua casa al mare. Forse la tranquillità di un tempo di solitudine, lontano dal suo mondo e dall’ospedale potrebbe farle bene.
Trovate una bellissima recensione del film sempre su cinema e psicologia, scritta da Stefano Simeone a questo link: https://www.cinemaepsicologia.it/persona-1966-di-ingmar-bergman/

3. Solaris (1972) di Andrej Tarkovskij

RIFLESSIONE SUL FILM: cosa sono veramente i nostri sintomi e come possiamo gestirli dal punto di vista psicologico? Provo a descriverlo attraverso un bellissimo film di Tarkovskij: Solaris.
Di seguito è la video recensione, che trovate anche all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=yeLrECqWl-Q&t=77s

4. Paris Texas (1984) di Wim Wenders

RIFLESSIONE SUL FILM: il film inizia con un uomo che attraversa il deserto del Texas, il suo viso è sporco, i vestiti rovinati, non parla. Viene curato da un tizio che grazie ad un biglietto riesce a contattare il fratello. L’uomo si chiama Travis ed è scomparso da 4 anni. Il fratello lo va a riprendere e lo riporta a Los Angeles attraverso un bellissimo viaggio in macchina dal Texas alla California. Travis ha un figlio, Hunter, di quasi otto anni, vive con il fratello e la compagna del fratello. Scopre che la sua ex compagna, Jane, ha lasciato il figlio scomparendo lei stessa dopo qualche tempo che si era allontanamento di Travis.
L’uomo viene a sapere dalla cognata che tutti i mesi la mamma di Hunter manda dei soldi al figlio. Il bonifico arriva da una banca di Houston. Decide di partire per incontrare Jane e con lui va anche il Hunter deciso a fare questo viaggio con il padre e incontrare la madre. Travis riesce a rintracciare la compagna, la seguono insieme al figlio e scopre che lavora in un locale equivoco, nel quale dei clienti pagano per un servizio molto particolare. Entrano in una cabina con di fronte una parete con uno specchio unidirezionale. Dall’altra parte ci sono delle belle ragazze in ambienti diversi a seconda della cabina, una casa accogliente con una ragazza vestita da casalinga, un reparto di un ospedale con una ragazza vestita da infermiera ecc. Le ragazze non posso vedere i clienti e parlano attraverso un citofono. I clienti chiedo delle prestazioni sessuali ma ovviamente non possono toccare le ragazze, si intuisce che si spogliano a fanno qualcosa su richiesta.

Travis entra in una cabina, chiede di una ragazza bionda con i capelli lisci, Jane (interpretata da Nastassja Kinski) entra e lui finalmente può parlare con lei. Scopriamo lentamente il motivo del suo allontanamento dalla famiglia. Ha un grande rimorso per quello che ha fatto alla sua ex compagna Jane quando stavano insieme al loro figlioletto. La scena è straordinaria perché l’unico modo che ha Travis per rievocare tutto il suo dolore è di poter parlare con Jane attraverso uno specchio, senza essere visto, addirittura nella cabina si gira dall’altra parte e parla attraverso la cornetta telefonica. Lentamente Jane capisce che si tratta di Travis, della loro storia. Si commuove.
Travis le racconta quello che Jane già sa ma che ha evidentemente desiderio di riascoltare. Del loro amore, della sua profonda gelosia che lo ha portato anche a lasciare il lavoro per stare sempre con lei nel camper nel quale vivevano. Le racconta tutto con un profondo dolore pentimento.
Jane si avvicina allo specchio anche se non può vederlo. Lo chiama per nome. Travis si gira, la vede e si crea un effetto bellissimo, il volto di lui nello specchio dentro i capelli di lei (potete vedere l’immagine sotto al titolo del film).
Jane spegne la luce della sua stanzetta e Travis punta una lampada sul suo viso. Adesso è lei che può vederlo attraverso lo specchio ma lui non può più vedere lei. Le chiede di rivedere il figlio che ha abbandonato, le indica la stanza dove si trova in quel momento.
Adesso è lei che ha bisogno di raccontare qualcosa a lui. Si gira dalla parte opposta allo specchio così come aveva fatto Travis, gli dice che spesso in questi anni ha immaginato di parlare con lui, era come se fosse presente con la sua voce, il suo viso il suo odore.
Wenders ci racconta una bellissima storia sull’incomunicabilità, sarà lo specchio unidirezionale, nel quale non c’è possibilità di un contatto diretto il vero motore per poter condividere i propri pensieri, tutto il loro dolore e per ridare a Jane la forza per riprendersi suo figlio, da entrambi abbandonato.

5. Una storia vera (1999) di David Lynch

RIFLESSIONE SUL FILM: trovate una bellissima recensione del film sempre su cinema e psicologia, scritta da Mauro Martinelli a questo link: https://www.cinemaepsicologia.it/una-storia-vera-the-straight-story/