A 45 anni dalla sua prima uscita, torna nelle sale in versione restaurata Il Cacciatore, capolavoro di Micheal Cimino del 1978, candidato a nove premi Oscar e vincitore di cinque, tra cui “miglior film” e “miglior regia”.

La pellicola vede come protagonista Mike (interpretato da un Robert De Niro in splendida forma), operaio in un’acciaieria della Pennsylvania insieme ad altri amici. La vita nel paese trascorre tranquilla e piacevole, divisa tra lavoro, bevute al bar e la caccia. Quest’ultima è in particolare la passione di Mike, il quale però ha delle regole tutte sue per praticarla.

In un dialogo con il suo caro amico Nick (Christopher Walken), altro personaggio principale, Mike spiega qual è la sua filosofia:

Tu devi contare su un colpo solo, hai soltanto un colpo. Il cervo non ha il fucile, deve essere preso con un colpo solo. Altrimenti non è leale.

Il tema del “colpo solo” (“one shot“) funge da filo conduttore tematico della storia. La prima macro sequenza del film, lunga più di 60 minuti, introduce lo spettatore nella vita di questo gruppo di amici ed è incentrata in particolare sul matrimonio di Steven (Jhon Savage).

Cimino utilizza il matrimonio, occasione di allegria e spensieratezza, per evidenziare il contrasto emotivo con le altre due successive sequenze. La sala della cerimonia è tappezzata di bandiere americane, in onore di Mike, Nick e Steven, che presto partiranno per il Vietnam. Ed è proprio sulla guerra in Vietnam che verte la seconda parte del film. Senza troppi preamboli, il regista interrompe bruscamente la felice situazione iniziale e catapulta il pubblico direttamente sul campo di combattimento.

Qui, il tema del “colpo solo” ha la sua maggiore manifestazione in una delle scene più famose del film, quella della roulette russa. Alcuni vietcong catturano i tre amici e li costringono a partecipare a questo sadico gioco d’azzardo: si prende una rivoltella e si inserisce un solo proiettile nel tamburo facendolo ruotare velocemente, ci si punta la pistola alla testa e si preme il grilletto; se va bene, la pistola non spara e il turno passa all’altro giocatore, se va male, si muore.

Tra le diverse polemiche sollevate all’uscita del film nel ’78, ci fu anche quella verso la roulette russa e il fatto che non sembrerebbe esserci alcuna testimonianza sul suo utilizzo durante la guerra del Vietnam. In realtà la roulette russa è la perfetta analogia per rappresentare quella guerra, per la sua violenza deliberatamente casuale, e per la forza distruttrice che esercita sulla salute mentale degli uomini costretti a giocarla.

Il prosieguo della storia racconterà infatti le drammatiche conseguenze che il conflitto ha inferto ai tre amici reduci. Si capisce dunque che l’intento del film non era certo quello di mostrare la crudeltà dei vietnamiti in opposizione alla bontà dei poveri statunitensi, come qualcuno pure ha dichiarato. Questa visione è totalmente superficiale o forse arbitrariamente fasulla, poiché l’unico, ed evidente, intento del film

è quello di mostrare l’inutilità e insensatezza di quella guerra (come di tutte le guerre), che non portò vittorie, ma morte e dolore.

Basti pensare alla scena finale del film, in cui il gruppo di amici, nel momento più drammatico della loro storia, dopo il funerale di uno di loro, si riunisce a un tavolo e intona “God bless America”, quell’America che ha distrutto per sempre le loro vite.

Perché dunque tornare al Cinema per vedere Il Cacciatore?

Per ammirare un capolavoro della storia del cinema in versione restaurata.
Per assistere alla performance di attori straordinari, tra cui anche Maryl Streep e John Cazale, nella sua ultima interpretazione prima di morire di cancro.
Perché in tempi come questi ricordarci che la guerra porta solo morte e distruzione, non fa male.
Perché in tempi come questi ricordarci che anche le donne vivono indirettamente la guerra, subendo i soprusi degli uomini, non fa male.
Per tornare in quei boschi che Nick amava tanto, tra il silenzio delle montagne e la meraviglia dei paesaggi, riflettere sul valore della nostra esistenza come Mike e ricordarci che la vita… è un colpo solo.