Il 1 novembre uscirà nelle sale italiane “Il libro delle soluzioni” (“Le livre des solutions”), il nuovo lavoro scritto e diretto da Michel Gondry, regista di “Se mi lasci ti cancello” (“Eternal Sunshine of the Spotless Mind”), 2004.

Il protagonista della storia è Marc, un regista che si contraddistingue per un’incontenibile creatività e allo stesso tempo una complessa personalità e delicata salute mentale.

In crisi con la sua produzione, Marc si rifugia in un paesino della Francia meridionale, a casa della sua affezionata zia Denise, per ultimare la propria opera senza condizionamenti esterni.

Insieme a lui lavorano al film pochissime persone, che dovranno fare i conti con il suo carattere scontroso, talvolta aggressivo, e le sue richieste sempre più stravaganti ed esigenti. Il tempo scorre e Marc, che dovrebbe dedicare tutto il suo tempo e le sue energie a concludere la pellicola entro le scadenze previste, si lascia distrarre dalle mille idee che affollano la sua mente, iniziando a lavorare ad altri progetti.

Uno di questi è il “Libro delle soluzioni“, ideato già da tempo ma stampato con le pagine bianche (e dunque senza alcuna soluzione). Ora invece le soluzioni sembrano finalmente venire alla luce e sono tra le più disparate (come quella di non scalare mai la marcia oltre la seconda per evitare incidenti stradali) e talvolta anche in contraddizione (Terzo capitolo: Non ascoltare gli altri; Quarto capitolo: Ascoltare gli altri). Il viaggio di Marc alla ricerca della perfezione artistica nasconde in realtà un viaggio nella comprensione del proprio io, nella lotta tra le aspettative nelle proprie capacità e la paura di scoprire quel che dimora davvero dentro di sé. Ed è proprio la creatività lo strumento grazie al quale Marc cerca di esorcizzare i suoi malesseri ed esprimere l’inesprimibile che dimora in lui, anche quando gli altri sembrano non capirlo:

“Ispirandomi ai principi fondamentali della creatività affondavo nelle tenebre dell’incomprensione. Era il prezzo da pagare. Solo la mia ispirazione mi avrebbe portato verso la luce. Potevo contare solo su me stesso.”

L’apparente egoismo, egotismo ed egocentrismo di Marc rivela poi una parte più profonda e sensibile, che svela una forte empatia verso gli altri e soprattutto verso il loro dolore. E d’altra parte risulta essere particolarmente interessante l’approccio che gli altri riservano nei suoi confronti. Nonostante una difficile convivenza e i frequenti litigi, nessuno sembra mai dubitare delle qualità artistiche di Marc.

I suoi collaboratori credono in lui, credono nel potenziale del film più dello stesso regista, che tra l’altro si rifiuta di visionarlo per “problemi legati alla prima infanzia”. Semmai, i dubbi della troup riguardano la sua affidabilità nel portare a termine il progetto, messo a rischio dalla sua instabilità mentale. In questo senso la storia di Marc porta in sé un messaggio, forse non troppo evidente, ma davvero significativo e pieno di speranza, che può essere esemplificato con una delle scene iniziali del film. In un momento di forte stress psicologico, Marc si rifugia in un bosco, per ritrovare la calma. Qui trova un oggetto che suscita in lui un’incredibile illuminazione: una foglia con un buco. Preso dall’entusiasmo, condivide con la zia la sua scoperta. Il buco della foglia, che di per sé rappresenta un difetto, permette di mettere a fuoco ciò che inquadra, se vi si guarda attraverso:

“Il buco nella foglia è come un monocolo. Se un giorno ti perderai nella foresta prendi due foglie e avrai un paio di occhiali. Il suolo è ricoperto di occhiali!”

L’immagine del buco nella foglia può essere accostata ai problemi psicologici di Marc, che se di per sé sono negativi, come il suo disturbo che sembrerebbe bipolare, oscillando tra depressione e periodi maniacali, sono anche ciò che gli permette di avere un punto di vista differente, una peculiare sensibilità e una visione più profonda del mondo, diversamente da chi questi buchi non li ha. Marc, inconsapevolmente, fa delle sue debolezze i suoi punti di forza.

Inoltre, seppure, come abbiamo visto, i temi del film siano piuttosto seri e toccanti, i toni sono quelli classici della commedia francese, che affronta i problemi dell’esistenza con leggerezza e pungente autoironia. Perciò, sebbene la storia possa ricordare le vicende tormentate del protagonista di “Synecdoche: New York” di Charlie Kaufman, il film di Gondry riesce a mantenere la spensieratezza ed essere allo stesso tempo piuttosto introspettivo, similmente all’opera del regista statunitense.
Riuscirà Marc a portare a termine il suo capolavoro e a destreggiarsi tra le difficoltà del convivere con sé e con gli altri?