La regina degli scacchi è una miniserie di 7 puntate ispirata dall’omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis: “The Queen’s Gambit” Il gambetto di donna, una famosa apertura scacchistica.

Racconta la storia di una bambina orfana di madre (morta in un incidente stradale), il padre ha abbandonato la famiglia qualche tempo prima perché la madre era molto disturbata mentalmente.
Vive in un collegio femminile, un luogo abbastanza accogliente ma rigido e molto religioso.
La ragazza si chiama Beth Harmon e la seguiamo dall’età di 9 anni fino ai 22. In un periodo che va dalla metà degli anni 50 fino a tutti gli anni 60.
La serie è molto bella, con una fotografia straordinaria per essere un prodotto in genere considerato di seconda categoria rispetto ai film. Anche i dialoghi sono riusciti, la protagonista è bravissima soprattutto nel modo di muoversi e gli occhi che sanno essere molto dolci o diabolici. Mi ha colpito anche il fatto che gli autori non hanno ceduto alla tentazione di creare costantemente delle situazioni di alto coinvolgimento con tanta suspence e tensione. E’ una narrazione molto più lineare che ci permette di identificarci con lei, con la sua storia e soprattutto con il suo mondo interno, con le sue immagini, fantasie, con la sua freddezza e disperazione.

Tutte le ragazze del collegio devono prendere delle pillole, una delle quali è un tranquillante. Una ragazza di colore, Jolene, molto esuberante e simpatica, le consiglia di non ingoiarle subito ma conservarle per la notte. Beth segue il suo consiglio e così tutte le notti, grazie alle pillole, riesce a rifugiarsi nel suo mondo generando però una forte dipendenza dal farmaco.

Un giorno scende nel seminterrato per pulire i cancelletti e lì incontra il custode del collegio, il signor Shaibel, che sta giocando a scacchi da solo. È un uomo burbero che lentamente si lascia convincere da Beth a giocare con lei. Le insegna le regole del gioco, soprattutto le aperture.

La prima partita della sua vita

Beth ovviamente non ha una scacchiera tutta sua e la sera, dopo aver preso le pillole rilassanti, fantastica di vedere una scacchiera sul soffitto e rigioca le partite nella sua mente.

La stanza dormitorio di Beth dove fantastica una grande scacchiera sul soffitto e rigioca le partite con il custode

Diventa subito un piccolo genio degli scacchi e, oltre al custode, batte anche il presidente di un circolo di scacchi locale e poi, in una partita in contemporanea, tutti i membri del circolo.

A 15 anni finalmente Beth viene adottata da una coppia composta da una donna depressa e da un uomo schivo che spesso lascia la moglie da sola per lavoro.
A scuola è abbastanza emarginata, è vestita in modo antiquato ed ha atteggiamenti un po’ strani per i suoi compagni di classe, ma le rimane una grande desiderio di giocare a scacchi.
Riesce ad iscriversi ad un torneo Statale, grazie ai soldi che il custode le ha inviato dopo una sua lettera. Beth vince il torneo battendo anche un famoso giocatore, Harry Beltik, che si rivelerà importante nel futuro della storia
La sua forza è proprio nell’immaginare le partite nella sua mente e prevedere le mosse future sue e dell’avversario, abilità acquisita negli anni trascorsi in collegio.

La madre adottiva, Alma, abbandonata dal marito, capisce che possono guadagnare dei soldi grazie all’abilità di Beth e così la iscrive ad un torneo ancora più famoso con una posta in palio di 500 dollari.
Inizia così l’avventura scacchistica di Beth.
Alma è una donna triste e molto inibita. Segue Beth in ogni suo torneo trascorrendo le sue giornate a bere, ma è anche una donna buona che sa proteggere Beth a suo modo.

THE QUEEN’S GAMBIT (L to R) MARIELLE HELLER as ALMA WHEATLEY in episode 103 of THE QUEEN’S GAMBIT Cr. PHIL BRAY/NETFLIX © 2020

Insieme iniziano a viaggiare per l’America, da un torneo all’altro. Beth è molto brava ma spesso soffre di crisi di astinenza dalle pillole tranquillanti che era abituata a prendere al collegio. Queste sostanze le stordiscono la mente, le creano una senso di vertigine che le permette di disconnettessi dalla realtà così piena di sofferenze e concentrarsi sul gioco.

Un evento ancora traumatico avviene quando a Città del Messico, dopo aver perso la finale con il campione del mondo Russo Borgov trova la madre adottiva morta sul letto malata da tempo di epatite. Da questo momento la sua vita precipita. Sarà il suo vecchio avversario, Harry, ad aiutarla offrendosi di farle anche da allenatore e con il quale per un breve periodo instaura una relazione. Ma la sua spinta auto distruttiva è dominante.

Sarà un altro avversario, Benny, l’unico che da più giovane l’aveva battuta in un torneo, ad aiutarla, sostenendola soprattutto nell’evitare di bere e usare tranquillanti. E’ un ragazzo molto eccentrico, narcisista, ma estremamente generoso. La allenerà per il torneo di Parigi. Ma in quella finale tutto precipita, dopo una notte di alcol perde nuovamente con il campione del mondo Borgov e si richiude in una solitudine mortifera, fatta di pillole, alcol e disperazione. Sa che deve prepararsi per il campionato del mondo a Mosca, dove incontrerà i più grandi campioni, soprattutto Borgov, ma ormai sembra tutto perduto.

Gli scacchi e la fantasia di controllo assoluto

Si capisce fin dal primo momento che l’unico modo che ha Beth di proteggersi dai grandi traumi della sua infanzia è quello di controllare le sue emozioni. E gli scacchi sono il suo strumento ideale. Infatti afferma in un’intervista ad una giornalista che le fa domande molto intime: “Fu la scacchiera a colpirmi. Esiste tutto un mondo in quelle sessantaquattro case. Mi sento sicura lì. Posso controllarlo, posso dominarlo ed è prevedibile. So che se mi faccio male è solo colpa mia“.
Controllo che lei esercita anche sulle relazioni. Infatti la vediamo al suo primo rapporto sessuale e anche nelle due brevi relazione con Harry e Benny che non prova nulla, non ha nessun coinvolgimento, nessuna empatia, soprattutto nessun desiderio. I farmaci e l’alcol completano questa dimensione di controllo assoluto.

E se fossero proprio le relazioni, così tanto traumatiche nella sua infanzia, a guarirla?

Chiaramente non vi svelerò il finale. Vorrei solo darvi qualche spunto di riflessione sul viaggio, sul cammino di Beth.

C’è una scena, a mio avviso, fondamentale nella settima puntata, quella conclusiva. Beth è completamente distrutta, dipendente dall’alcol e dai farmaci, si è lasciata andare, non vuole vedere più nessuno. Così come in precedenza, arriva una persona inaspettata che proverà ad aiutarla. Sarà la sua vecchia amica del collegio, Jolene, che va a trovarla e le dice che il signor Shaibel è morto. Il giorno dopo ci sarebbero stati i funerali.

Tornano insieme al collegio, Beth entra e va nel seminterrato, il luogo degli scacchi, del suo mondo protetto. Rivede il tavolo e la sedia dove giocava a scacchi e poi un grande cartellone nel quale il custode, Shaibel, conservava tutti gli articoli di giornale, le foto dei successi di Beth, anche la sua prima lettera nella quale gli chiedeva 5 dollari per iscriversi al suo primo torneo. Ritrova attaccata anche una vecchia foto di loro insieme.

Beth e il signor Shaibel di fronte alla sua prima scacchiera

Questo è, a mio avviso, il punto di svolta della sua storia. E infatti, per la prima volta nella sua vita vediamo Beth piangere. Finalmente!
Cosa è successo in quella scena, in quel luogo, accompagnata dalla sua amica più cara, diciamo sorella, quel cartellone, quella foto, quel ricordo? Succede che Beth capisce emotivamente che nonostante la lunga serie di abbandoni, eventi traumatici, persone inaffidabili e poco protettive, c’era molta gente le che ha voluto bene, che l’ha seguita nella sua carriera, ha tifato per lei, ha desiderato la sua felicità. Ha riscoperto le radici della sua storia. Forse il senso di tutti quegli eventi, di quegli incontri. Ha capito emotivamente, non solo razionalmente, che tutto può concorrere al bene. Da quel momento ci saranno altri nuovi e vecchi incontri, in particolare il suo primo amore, altre avventure, fino ad un finale devo dire molto coinvolgente che può farci piangere così come è accaduto a Beth.