La scala a chiocciola (titolo originale The Spiral Staircase, USA, 1946). Regia: Robert Siodmak. Interpreti principali: Dorothy McGuire, George Brent, Ethel Barrymore, Kent Smith, Rhonda Fleming, Gordon Oliver, Elsa Lanchester, Sara Allgood

Siamo nel New England a inizio del secolo scorso, ma potremmo essere dovunque perché la maggior parte della storia si sviluppa al chiuso. La prima scena si svolge all’interno di una sala del Village Hotel che è stata allestita a cinema: sedie di vario tipo, probabilmente portate da casa, e un pubblico composito che assiste rapito a un film. All’ingresso della sala un cartello riporta il titolo “The Kiss” (1914), mentre in realtà viene proiettato “The Sands of Dee” (di David W. Griffith, 1916, reperibile su you tube all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=XBbU0tA7c6g).
Nello stesso momento in cui muore la protagonista della pellicola, in una camera del primo piano viene uccisa una donna zoppa. L’assassino è nascosto nell’armadio, e tra gli abiti vediamo solamente il suo occhio, nel quale si riflette, deformato, il corpo della donna che sta osservando e a cui toglierà la vita.

Elena, governante di casa Warren, è tra le spettatrici del film e rimane sulla scena fino a quando arriva la polizia: è il terzo omicidio che avviene in paese, avvenuti tutti nei confronti di donne che avevano qualche imperfezione fisica. Elena è muta, probabilmente a causa di un trauma subito da bambina. Il dottor Parry, arrivato da poco in paese, è innamorato di lei e vorrebbe aiutarla a curarsi; temendo per la sua incolumità la accompagna con il proprio calesse. Nella casa in cui lavora si trovano diversi personaggi di servizio, la signora Warren, anziana e malata, suo figlio Stefano, appena tornato da un lungo viaggio all’estero, e il professor Alberto Warren, suo figliastro. Su tutta la famiglia, e sulla casa isolata e flagellata da una notte di tempesta, aleggia la presenza del padre dei due uomini, rammentato dalla vedova e dai trofei di caccia che campeggiano nei vari ambienti della casa.

Il vecchio Warren era un uomo forte, un cacciatore a cui non sfuggiva una preda, e i due figli non hanno saputo seguirne le orme: uno è uno studioso serio e responsabile, l’altro un dongiovanni ancora immaturo, ma entrambi sono reputati dall’anziana vedova non all’altezza della figura paterna.
Quando Blanche, la dattilografa che aveva una storia con Stefano, viene uccisa, i sospetti di Elena ricadono proprio su di lui, mentre la madre continua a ripeterle di fuggire perché teme per la sua vita.

Debitore nello stile all’espressionismo tedesco e alle atmosfere hitchcockiane, Robert Siodmak ritaglia all’interno di un giallo lineare e a tratti corrivo per le dinamiche che muovono l’assassino, un microcosmo asfittico e minacciato dalla forza della natura.

La pioggia che batte sui vetri, i tuoni che irrompono nelle conversazioni, il vento che scuote le tende, sono elementi che minacciano un equilibrio fragile destinato, lo si capisce fin dall’inizio, a crollare sotto il peso di una spinta ancestrale e incontrollabile. Affascinante nel suo sviluppo visivo, è un film che ricorda d’impatto quelle pellicole che non esistono più e che non torneranno: modi formali e mai sguaiati, ruoli designati a cui nessun personaggio intende rinunciare, tratti caratteriali che denotano timore reverenziale per gli anziani, quasi fossero depositare di una forza e una conoscenza delle cose del mondo cui alle generazioni successive non è dato avere accesso.

Il film è attualmente disponibile su youtube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=_g6Bx9jIQjU