L’erede (titolo originale Le Successeur, Francia, Canada, Belgio, 2024). Regia: Xavier Legrand. Interpreti principali: Marc-André Grondin, Yves Jacques, Laetitia Isambert-Denis, Anne-Élisabeth Bossé, Blandine Bury, Vincent Leclerc.
Stilista giovane ma già affermato, Ellias Barnès ha organizzato la sua prima sfilata come nuovo responsabile di una famosa maison parigina facendo incedere le sue modelle all’interno di una spirale formata dal pubblico. Le ragazze camminano tra due ali di folla all’interno di un percorso che non ha vie d’uscita, e il successo dell’idea e degli abiti è clamoroso. Ellias, successore designato del precedente responsabile creativo, intende affrancarsi dallo stile del suo predecessore, e lo fa anche nella scelta delle modelle che dovranno fargli da cornice nello shooting per la sua prima copertina importante. La spirale è un percorso obbligato che non prevede vie di fuga, sempre più stretto nel suo avvolgersi attorno al punto centrale verso cui il tracciato conduce e dal quale non sembra possibile sottrarsi.

La notizia della morte del padre, avvenuta in Canada, lo sorprende e lo costringe a partire per sistemare un sospeso che lentamente verrà alla luce: come suggerito da un medico, gli attacchi di panico e i dolori al petto potrebbero essere gestiti al meglio se solo sapesse qualcosa di più della storia clinica del padre. Ed è forse per questo, più che per dare l’addio a un genitore con cui non aveva più rapporti da vent’anni, a fargli prendere un aereo che lo porta da Parigi a Montréal.
Una volta giunto in Québec Ellias, che in Francia aveva cambiato il proprio nome, torna a essere Sébastien. Con un autista a disposizione e pochi giorni per svuotare la casa del padre, Sébastien prende i contatti necessari per risolvere più velocemente possibile la questione e tornare a Parigi in tempo per definire la copertina di Harper’s bazaar che rappresenterà il lancio definitivo della sua carriera. Ma scendendo nella cantina del padre e varcando la soglia di una porta chiusa a chiave scopre un segreto che non sarà in grado di gestire.
E’ il cuore, e quindi un corpo difettato, che il padre ha lasciato in eredità al figlio? Oppure una proprietà composta da una modesta villetta e tutti gli oggetti da essa contenuti? O ancora, per dirla con Recalcati, la trasmissione del desiderio da una generazione a quella successiva?
Le strade percorse dai padri, le loro scelte anche violente, sono inevitabilmente destinate a riflettersi sul destino dei figli? Il giusto erede è quello che ripercorre pedissequamente le orme paterne o piuttosto quello che se ne discosta, riconoscendo nella figura del padre un uomo che ha sbagliato e seppellendo, insieme al padre, la propria identità di figlio?
Ellias, tornato Sébastien, non ci racconta quale sia stato l’elemento che lo ha spinto a mettere un oceano di distanza tra sé e il padre; ma in qualche modo è quella parte oscura, incognita, latente, nascosta in profondità, che provoca le fitte al cuore e gli attacchi di panico. La distanza che il figlio ha provato a stabilire anche nel nuovo mondo, limitandosi alle attività da svolgere per chiudere la pratica del funerale, viene progressivamente erosa da Dominique, il miglior amico del padre, che desidera avvicinarlo per sostenerlo in un momento di grande fragilità.

A Parigi una luce livida illumina i corpi diafani delle modelle, a Montreal una luce scarica accompagna gli incontri di Sébastien con le persone che lo aiutano ad allestire l’ultimo saluto al padre. Obbligato dagli eventi a fare una scelta, e a compierla rapidamente, con un sovraccarico emotivo che non gli consente di razionalizzare, Sébastien opta per ciò che teme di più, che non conosce e da cui è sempre fuggito, riunendosi per un istante a un padre forse mai amato, rimosso dalla propria strada, ma trovato nuovamente lungo il sentiero, come Edipo incontra Laio, nello srotolarsi di un destino che sembra non consentire alcuna via di scampo. Compiuto il quale i nomi che il protagonista ha indossato nella sua vita (quello assegnatogli dai genitori e quello scelto per la propria nuova identità europea) scompaiono per lasciare solo spazio e luce al cognome, segno e simbolo di un’eredità dalla quale Sébastien non è riuscito ad affrancarsi.








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