“Un giorno verrà un uomo dagli occhi azzurri…..” (San Francesco)

Uccellacci e Uccellini è un’opera cinematografica interamente metaforica: una vera e propria opera simbolica animata da personaggi allegorici.

È simbolico il corvo-coscienza di un pensiero politico, quello comunista, in piena crisi. È simbolico Ninetto (Ninetto Davoli), rappresentativo di quella purezza gioiosa e arcaica la cui ingenuità progressivamente sarebbe stata anch’essa sopraffatta dal consumismo omologante propria del potere capitalistico. È simbolico Totò, padre di Ninetto, piccolissimo borghese infastidito dai discorsi cervellotici, ideologizzanti e fuori dalla realtà del corvo. E sono simbolici tutti i personaggi e le vicende di quel caleidoscopio di piccole avventure che padre e figlio si trovano nel loro onirico cammino da un passato oramai remoto ed un presente (e poi futuro) che cambierà radicalmente (come Pasolini aveva profetizzato) il nostro Paese.

L’allegoria del film svela, pertanto, i temi ricorrenti di Pier Paolo Pasolini, che le sue poesie ed i romanzi in quegli anni e i suoi saggi critici posteriori (“Scritti Corsari”, soprattutto) evidenzieranno nella sua pienezza. E l’utilizzo del viaggio, nelle stradine di campagna tipiche del nostro Paese, quale parametro rappresentativo del distacco dall’origine, offre allo spettatore il senso del suo progetto. Sicché, per esempio, il mutamento antropologico (la scena del balletto fuori al bar), oppure l’assorbimento omologante dei comportamenti borghesi (il maltrattamento degli affittuari da parte di Totò dopo che lui stesso era stato trattato male dal proprio padrone di casa), diventano alcuni tasselli di un percorso finalizzato a far riflettere su ciò che si sta perdendo.

Momento bellissimo, anche sul piano scenografico e dialogico, che oltretutto spezza in due l’opera, è sicuramente la storia di Frate Ciccillo e Frà Ninetto (sempre impersonati da Totò e Ninetto Davoli) e la loro opera di evangelizzazione dei passerotti e dei falchi. Obiettivo che sembra riuscito nei confronti delle due “classi” di uccelli fino a quando un falco uccide un passerotto. E quando Totò chiede a San Francesco cosa si può fare per cercare di sconfiggere la prepotenza della stirpe dei più forti nei confronti dei più deboli, la risposta di San Francesco-Pasolini rappresenta l’emblema socio-politico della storia della nostra umanità:

Un giorno verrà un uomo dagli occhi azzurri e dirà: «Sappiamo che la giustizia è progressiva, e sappiamo che man mano che progredisce la società si sveglia la coscienza della sua imperfetta composizione e vengono alla luce le disuguaglianze stridenti e imploranti che affliggono l’umanità.

Non è forse questa avvertenza della disuguaglianza tra classe e classe, tra nazione e nazione, la più grave minaccia della pace?

Pasolini nel prosieguo della sua produzione cinematografica utilizzerà altri modelli di linguaggio come il mito (l’Edipo Re, Medea), o la rappresentazione introspettiva della società borghese (Teorema, Porcile). Ma questo viaggio onirico e grottesco nella “nuova” umanità italiana, rappresenta una delle opere più originali della cinematografia italiana.