Una volta Sigmund Freud, e sottolineo Freud, disse di Arthur Schnitzler che invidiava la sua capacità di conoscitore dell’animo umano. Perché dal punto di vista letterario e non clinico era veramente uno straordinario conoscitore dell’animo umano e in questa opera a mio avviso lo è alla massima potenza.
Il romanzo “Doppio sogno” di Arthur Schnitzler è ambientato nella Vienna di inizio Novecento, intorno agli anni ’20, non più in epoca Vittoriana ma sicuramente epoca ancora di grandi ipocrisie soprattutto all’interno delle famiglie benestanti. E’ un libro abbastanza scandaloso per quel periodo, perché parla di sessualità all’interno del matrimonio ma soprattutto di fantasie sessuali represse da parte di una donna.
Schnitzler rompe quel velo di ipocrisia che è profondamente radicato in quel tempo, dove la donna viene confinata nel suo ruolo di madre e ottima padrona di casa, mentre l’uomo, soprattutto di successo, anche lui ottimo padre di famiglia, si può permettere delle fantasie sessuali fuori dal matrimonio.
Schnitzler ci conduce nel cuore dell’intimità tra Albertine e Fridolin, nel momento in cui tra loro nasce il desiderio di confessarsi, di rompere il velo di ipocrisia che li separa e parlarsi con autentica libertà.
Vi riporto una breve descrizione del libro, sentite che meraviglia:
Tuttavia dalla leggera conversazione sulle futili avventure della notte scorsa finirono con passare a un discorso più serio su quei desideri nascosti, appena presentiti, che possono originare torbidi e pericolosi vortici anche nell’anima più limpida e pura, e parlano di quelle regioni segrete che ora li attraversano appena, ma verso cui avrebbero potuto una volta o l’altra spingerli, anche se solo in sogno, l’inafferrabile vento del destino.
E infatti con voce un po’ esitante domandò a Fridolin se si ricordava di quel giovane che la scorsa estate sulla costa danese era stato seduto una sera con due ufficiali al tavolo vicino al loro, aveva ricevuto un telegramma durante la cena e si era quindi rapidamente congedato dai suoi amici. Fridolin annuì. «Ebbene?» chiese.
L’avevo già visto la mattina» rispose Albertine «mentre saliva in fretta le scale dell’hôtel con la sua borsa gialla. Mi aveva osservata di sfuggita ma, fatti alcuni gradini, si fermò, si girò verso di me e i nostri sguardi dovettero incontrarsi. Non sorrise, mi sembrò, anzi, che il suo volto si rabbuiasse, e lo stesso capitò a me, poiché ero agitata come non mai. Me ne stetti tutto il giorno trasognata sulla spiaggia. Se mi avesse chiamata – così pensavo – non avrei potuto resistergli. Ritenevo di essere pronta a tutto; mi credevo pressoché decisa a sacrificare te, la bambina, il mio avvenire e allo stesso tempo – puoi capirlo? – mi eri più caro che mai
Tema che coglie perfettamente Kubrick nel suo film, proprio nell’incipit che da l’avvio a tutta la conflittualità e la crisi della coppia:
Siamo in un elegante camera da letto di una giovane coppia borghese. Bill (Tom Cruise), un ambizioso medico e Alice (Nicole Kidman), la sua bellissima moglie, stanno chiacchierando dopo aver messo a letto la figlia. Lei chiede chi fossero le due donne alla festa della sera prima con le quali si era allontanato, lui rilancia chiedendole chi fosse l’uomo con il quale lei ha ballato. Sembra un gioco seduttivo che si muove sulle note della gelosia, l’atmosfera è molto calda, intima. Alice ha fumato della marijuana, è in slip e canottiera trasparente, Bill a torso nudo. Tutto lascia pensare che stiano per fare l’amore. Poi la situazione precipita! Bill dice che gli uomini vogliono solo una cosa (esclusi i presenti, naturalmente), mentre le donne sono tendenzialmente più per la famiglia; le fantasie sessuali sono ad uso esclusivo dei maschi. Alice, indispettita, si siede a terra e inizia a raccontare della loro vacanza dello scorso anno.
C’era questo affascinante uomo che avevo incrociato la mattina nella hall dell’albergo.
Lui mi aveva rivolto solo una breve occhiata…
Ebbene io non riuscivo più a muovermi […] Nel pomeriggio parlammo di tanti progetti, ma io non pensavo che a lui continuamente, non riuscivo a togliermelo dalla mente. Ero sicura che se lui mi avesse voluta anche solo per una notte, sarei stata pronta a mandare all’aria ogni cosa. A sacrificare te, Elena e il mio fottutissimo avvenire, tutto quanto. E la cosa strana è che nello stesso tempo tu mi eri più caro che mai, e in quel momento il mio amore per te era un amore tenero, ma triste.
Non aggiungo altro, perché da questa prima rivelazione partono una serie di vicende alcune reali, alcune forse fantasticate e molte sicuramente sognate che ci svelano la profondità del nostro inconscio.
C’è in tutti noi una parte in Ombra, oscura, misteriosa, piena di fantasie e desideri che non può rimanere segregata nella nostra mente o magari agita in altri contesti.
Quello che ci suggerisce Kubrick e prima di lui Schnitzler e Freud può essere riassunto con queste parole:
entrate in quel mondo segreto, non temete ciò che potreste scoprire, perché è un modo per conoscersi, per entrare nell’intimità dell’altro, però poi dovete uscirne e ritornare nel mondo ordinario più consapevoli di prima.
Vi segnalo che sul film di Kubrick: “Eyes Wide Shut” ho dedicato una puntata dal titolo: “E’ giusto che una coppia si dica tutto?” del mio vecchio podcast che potete ascoltare cliccando qui in basso:








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