“Non abbiamo bisogno di altri mondi. Abbiamo bisogno di specchi.” (Solaris, Stanisław Lem)

Alla fine dell’articolo trovate un piccolo gioco che vi propongo!

Per questo secondo appuntamento di luglio della rubrica RACCONTI PER GIORNATE LENTE, vi propongo un libro e un film un po’ particolari. Potremmo definirli “di nicchia”, ma contengono un messaggio straordinario che mi piacerebbe condividere con voi.

Il libro è un romanzo di fantascienza SOLARIS, scritto nel 1961 da Stanisław Lem, e il film è l’adattamento del 1972 di Andrej Tarkovskij. Lo trovate su Prime Video, con un abbonamento mensile al canale CG Collection (che consiglio a chi ama i film d’autore): con meno di cinque euro al mese, potete accedere a un catalogo di opere straordinarie.
Ecco il link: Prime Video – Solaris (1972)

P.S. Amazon mi mi riconosce nessun vantaggio nel segnalarlo!

Esiste anche una seconda versione cinematografica, uscita nel 2002, diretta da Steven Soderbergh con George Clooney: sempre dal titolo SOLARIS; un film più moderno, sicuramente interessante, anche se – a mio parere – meno profondo e poetico dell’originale.

La trama

La storia è ambientata in un futuro imprecisato, in cui l’umanità ha iniziato a esplorare l’universo e ha stabilito una stazione orbitale attorno a Solaris, un pianeta interamente coperto da un misterioso oceano. Questo mare non è solo una massa d’acqua, ma un’entità potenzialmente dotata di coscienza: una sorta di “mente aliena” che osserva e reagisce, generando teorie affascinanti e contraddittorie tra scienziati e filosofi, in un campo di studi chiamato Solaristica.

Quando le comunicazioni dalla stazione spaziale diventano confuse e preoccupanti, la missione di chiarire la situazione viene affidata allo psicologo Kris Kelvin, profondo conoscitore della materia. Al suo arrivo scopre che uno dei tre membri dell’equipaggio – un suo vecchio amico e mentore – si è suicidato. Gli altri due mostrano comportamenti instabili e sfuggenti.

Ben presto Kelvin si rende conto che qualcosa di inspiegabile sta accadendo: l’oceano di Solaris, entrando in contatto con le menti umane, materializza delle presenze fisiche generate dall’inconscio di ciascun individuo. Si tratta di persone del passato, spesso legate a traumi o colpe irrisolte. Per Kelvin, la materializzazione è Harey, la sua amata morta suicida anni prima, che ora appare davanti a lui viva, reale e in carne e ossa.

Qui entra in gioco la dimensione psicologica straordinaria del romanzo.

Solaris non è un pianeta da colonizzare, ma uno specchio che ci restituisce l’immagine di ciò che vogliamo dimenticare o qualcosa che riguarda i nostri desideri più profondi, spesso quelli che ci procurano più imbarazzo e vergogna.

Lem ci porta in un luogo che è, paradossalmente, “esterno” ma anche profondamente intimo: l’oceano è un’entità che non comunica con parole, ma agisce sulla psiche, scava nei vissuti, legge le zone d’ombra. È come se Solaris fosse lo specchio dell’inconscio: non interpreta, non giudica, ma restituisce. E questo, per gli esseri umani, è insopportabile.

Un piccolo gioco per concludere!

Immagina che tu stia al posto di Kelvin a diretto contatto con l’oceano di Solaris, cosa potrebbe materializzarsi al tuo risveglio? Immagina non qualcosa di particolarmente angoscioso o traumatico, ma un semplice desiderio!