La serie tv “Ripley” offre una nuova interpretazione del personaggio di Mr. Ripley, già noto grazie a diverse opere, una tra tutte quella degli anni ’90 diretta da Anthony Minghella, che presentava numerose differenze rispetto al libro da cui prendeva ispirazione.

Divisa in otto coinvolgenti episodi, la serie è un adattamento tutto sommato fedele del romanzo, e racconta la storia di Thomas Ripley, un uomo con pochi mezzi ma dai gusti raffinati, che vive in un appartamento umilissimo ai margini della società nella New York del dopoguerra e che utilizza la sua astuzia per orchestrare truffe meschine ai danni di persone innocenti. La trama prende vita quando viene inviato in Italia da un ricco industriale nautico, il Sig. Greenleaf, con il compito di convincere il figlio Dickie a fare ritorno negli Stati Uniti. Questo viaggio diventa per Tom una sorta di fuga dalla sua odiata realtà. 

Durante il suo soggiorno ad Atrani, in Costiera Amalfitana, egli riesce a incunearsi nella quotidianità del giovane benestante, diventando sempre più ossessionato dal suo stile di vita: una fissazione che confonde i confini tra amicizia, desiderio di liberarsi di Dickie e desiderio di diventare Dickie. 

Tuttavia, Dickie, influenzato anche dalle pressioni della fidanzata Marge che lo avverte anche sulla presunta omosessualità del nuovo amico, si stanca della sua presenza e cerca di allontanarlo. Il rifiuto diventa per Tom insopportabile, spingendolo a far emergere definitivamente il suo lato più cupo. È proprio quando abbandona la sua identità originale per assumere completamente quella di Dickie che il senso di alienazione da se stesso si completa.

Come nel romanzo, il motore delle azioni del protagonista è il desiderio di una vita raffinata e agiata, capace di garantire la certezza della sua esistenza. Tom ambisce ai beni di Dickie: i suoi abiti, i gioielli, e il sogno americano che crede gli sia stato negato. Le scale, inizialmente strette e ripide e poi sempre più ampie e comode, che il protagonista percorre durante gran parte della serie, simboleggiano il suo cammino verso il raggiungimento dello status tanto ambito, finché non scompaiono per lasciare spazio a una dimora lussuosa a contatto con il suolo e l’acqua (che nasconde il suo segreto).

Il personaggio di Ripley, così come quello tratteggiato dalla penna di Highsmith, incarna le caratteristiche della psicopatia descritte da Hare: mancanza di empatia, egocentrismo marcato, assenza di rimorso e senso di colpa, e l’utilizzo strumentale degli altri. Il suo grande senso di autostima traspare in ogni sua azione, convinto che meriti, più di altri, una vita migliore. Inoltre, si dimostra spesso impulsivo, nessuno dei suoi omicidi è premeditato nei minimi dettagli. Affascinante risulta anche il parallelismo tracciato tra Ripley e l’artista Caravaggio: entrambi manifestano un’ira omicida e una gelosia palpabile, ciascuno dominante nel proprio campo.

Andrew Scott, un attore rinomato (Sherlock, Fleabag, Estranei) e premiato nel mondo teatrale, offre un’interpretazione meticolosa delle molteplici sfaccettature di Ripley, lavorando tanto in sottrazione. Da una timidezza ambigua a una sicurezza insolente, da uomo smarrito a esteta, Scott cattura con maestria questi cambiamenti attraverso sottili e precise variazioni di espressione e postura. Man mano che i piani del protagonista si concretizzano, gli occhi di Scott diventano più dolci e provocatori, riflettendo la riuscita delle sue azioni. 

Questa serie tv si distingue per il suo ritratto minuzioso del protagonista, mentre gli altri personaggi restano in secondo piano, seppur tutti ben interpretati (Maurizio Lombardi brilla nei panni dell’Ispettore Ravini). Steven Zaillian (premio Oscar per la sceneggiatura di Schindler’s List), creatore, autore e regista di tutti gli episodi, opta per un bianco e nero elegante e nitido, mantenendo un ritmo che richiama il grande cinema noir degli anni Quaranta, evocando inevitabilmente il genio di Hitchcock. A differenza delle serie contemporanee, spesso caratterizzate da scelte di montaggio affrettate e da registi – per una stessa serie – con stili divergenti che non aiutano a conferire omogeneità al racconto, qui non vi è alcuna sensazione di disarmonia e frenesia.

Ogni inquadratura in “Ripley” è un’opera d’arte da gustare con calma, consentendo di apprezzarne appieno la bellezza e la profondità.