La Romania si racconta tra comicità e tensione politica

Regia di Horațiu Mălăele (2008), titolo in lingua originale: Nunta mută, disponibile su Netflix.

Un bambino sbircia l’amico più grande mentre fa l’amore, e scopre il mondo da una serratura e scova i segreti che si celano tra le gambe della prostituta del paese, da grande continuerà ad osservare il mondo da una fessura perché diventerà un regista. La storia che decide di raccontarci però, non avviene né attraverso il buco di una serratura e neanche attraverso l’obiettivo di una macchina da presa, bensì tramite i ricordi della sua infanzia.

Si tratta di un piccolo paesino in Romania negli anni ’50, l’epoca in cui l’autoritarismo sovietico imperava severo su popolazioni distanti dagli ideali comunisti. La dittatura di Stalin esercitava il suo controllo sulla Romania con la violenza. Il film con occhio nostalgico rappresenta un villaggio idilliaco. Ogni bruttura e contraddizione della vita rurale colma in una risata di gusto in cui sembrano vincere tutti in una sconfitta collettiva.

Il paesino è animato da un rumore che riempie ogni centimetro di silenzio finché, poco prima che iniziasse un matrimonio che aveva riunito tutto il paese, non arrivarono alcuni soldati sovietici ad annunciare la morte di Stalin e con essa il divieto categorico di ogni sorta di festeggiamento. A questo punto, il fracasso si tramuta in silenzio. La comicità giunge all’apice nel momento in cui si trovano a dover celebrare il matrimonio in clandestinità, evitando anche il minimo rumore.

Un popolo rozzo, rumoroso e festoso si trova a dover comunicare nel silenzio. È un silenzio potente che rompe le pareti e illumina la stanza mettendo in luce nuove sfaccettature dei personaggi. Il silenzio assume una forza bizzarra e disarmante. Non è assolutamente carente di significato, anzi, esprime a gran voce tutta la solidarietà di un paese, le sue tradizioni e la necessità degli individui di vivere e trovare un senso all’interno della comunità.

La forza espressiva di questo film è data dall’originalissima fusione di vari stili ed epoche cinematografiche, dallo slapstick comedy del cinema muto, al cinema surrealista, fino ad arrivare al neorealismo italiano, senza rinunciare ad alcune sperimentazioni sempre al servizio della narrazione filmica.

Silent Wedding ci racconta il crollo delle certezze degli anni ’50 e la fragilità postmoderna attraverso la storia di un piccolo paese della Romania e dei soprusi che ha subito da uno stato militare. Tutto questo avviene con una leggerezza che in questo film non è mai sinonimo di superficialità.

La comicità sembra intrinseca nei personaggi, nei loro modi di fare e di vivere il quotidiano. Si spezzerà solo nel finale. Il paese nella sua grottesca stravaganza muore e come un angelo con le ali di cartone, arrancando, vola in cielo.