Tatami (Georgia, USA, 2023). Regia: Guy Nattiv e Zar Amir Ebrahimi. Interpreti principali: Arienne Mandi, Zar Amir Ebrahimi, Jaime Ray Newman, Ash Goldeh.

Leila è una judoka della nazionale iraniana e sta per partecipare ai campionati del mondo che si svolgono a Tbilisi, in Georgia. Ma alle operazioni di peso scopre di avere 300 grammi di troppo e pochi minuti per perderli. Con un decisione immediata corre in palestra e inizia a pedalare forsennatamente sulla cyclette, fino a rientrare nel peso giusto. Ora tra lei e la gara non c’è più nessun ostacolo: si allena duramente da anni con Maryam, che da piccola era il suo idolo e ora è la sua coach. E’ carica come una molla e vince senza problemi i primi incontri. Da casa la sostengono con il tifo, è un esempio per le compagne e tutto sembra andare per il verso giusto, fino a quando da Teheran arriva a Maryam una telefonata con cui la Federazione impone alla sua atleta di ritirarsi: perché, se andasse avanti nel torneo, rischierebbe di incontrare la fortissima judoka israeliana, e quindi appartenente a uno “Stato occupante” che la Repubblica islamica dell’Iran non riconosce. E questo combattimento non deve avere luogo.

Inizialmente Maryam non avverte Leila, permettendole così di rimanere concentrata sulla gara; ma quando la richiesta diventa pressante e i toni ricattatori riesce a nasconderle ciò che sta accadendo. Non si tratta più di un invito della loro federazione sportiva, ma di un ordine che arriva direttamente dalla guida suprema del Paese.

Non c’è margine di trattativa, ma malgrado ciò Leila decide di proseguire. In un aspro confronto con Maryam, che invece le sta consigliando di accettare l’ordine e ritirarsi, emerge che anche quest’ultima, a suo tempo, a un passo dalla medaglia in un campionato del mondo, aveva dovuto chinare la testa e uscire da un torneo che stava per vincere. L’assurdità della richiesta appare ancora più marcata dai toni offensivi con i quali viene formulata, come se Maryam fosse un semplice burattino nelle mani del suo Paese, e non una campionessa che ha dedicato la vita ad allenare atlete di alto livello. Come se l’essere donna e gareggiare con il capo coperto fosse una colpa da cui è impossibile emendarsi, in un mondo di ottuso fanatismo sempre pronto al giudizio e alla condanna.

Alla violenza del potere (presto vengono arrestati i genitori di Leila, per convincerla ad accettare l’ordine, mentre il marito e il figlio – avvertiti per tempo – scappano a piedi verso la frontiera) e all’assurdità dell’ordine si aggiungono parole di profondo disprezzo, come se le due donne non avessero nemmeno diritto all’onore delle armi che si riserva al nemico sconfitto.
Ma Leila, dopo una crisi profonda, e malgrado le pressioni di Maryam che non la segue più con i suoi consigli da bordo pedana, voltandole le spalle e intendendo in tal modo sottolineare la propria distanza dalla sua decisione, vuole continuare ed affermare la sua identità di atleta e di donna. L’esito della vicenda non sarà affatto scontato, una soluzione di grande spessore narrativo e drammaturgico.

Girato in un bianco e nero pulito e rigoroso, ambientato quasi sempre nell’interno della grande palestra di Tbilisi o della casa della famiglia di Leila, il film sembra raccontare fin nei più piccoli dettagli una storia realmente accaduta. Non è così, ma è come se lo fosse: i due registi, una iraniana e l’altro israeliano, si sono ritrovati in Georgia, a metà strada tra i loro Paesi, per raccontare una storia che li ha uniti nella stessa urgenza: denunciare senza mezzi termini i soprusi di tutti i regimi che ancora esistono al mondo e rivelarne la profonda fragilità. Come spesso il cinema ci sa raccontare, i singoli sono molto meglio delle organizzazioni che li schiacciano e delle quali non possono non far parte. Sono più vivi, più forti, più pronti a prendersi dei rischi pur di dare un valore alle proprie vite; diversamente da Governi che regnano sui propri sudditi solamente per protrarre un potere che sentono scricchiolare ogni giorno di più.

Presentato nella sezione Orizzonti, Tatami è uno dei film più intensi ed emozionanti visti alla Mostra del Cinema di Venezia, come è stato sottolineato al termine della proiezione con lunghi minuti di applausi.