TODO MODO (1976) di ELIO PETRI

Io non sono come gli altri !!“: l’Eremo di Zafer e i giorni della prigionia di Aldo Moro

Todo Modo, il film per anni censurato di Elio Petri del 1976, non è una trasposizione dell’omonimo libro di Leonardo Sciascia, da cui infatti è liberamente tratto, prendndo in considerazione solo l’ambiente fondamentale (l’Eremo di Zafer, luogo anonimo di stampo eccesiastico che periodicamente ospitava il gotha politico democristiano per i cd. “esercizi sprituali”), la trama, cioè un giallo che vede il susseguirsi degli omicidi degli stessi ospiti all’interno dell’Eremo, e le fondamentali figure di Don Gaetano, organizzatore degli esercizi (Marcello Mastroianni) e del “Presidente”, la palese caricatura d Aldo Moro personificata da Gian Maria Volontè.

E la sua natura di film di culto assunta negli anni a venire non è solo (anche se soprattutto) legata al carattere grottesco di come coraggiosamente viene accusato il maggior partito italiano dell’epoca. Grigi burocrati, vecchi, cinici, avidi di potere, invidiosi, completamente avulsi dalla società di cui si limitanto a succhiarne le risorse. Un film, che come è stato giustamente osservato, rappresenta quel processo politico che Pier Paolo Pasolini, sul Corriere della Sera nel 1974, aveva impiantato nei confronti della D.C col titolo “Io so” ……ma non ho le prove.

No. Il valore esclusivo dell’opera cinematografica di Elio Petri è fornito dal carattere premonitore del destino di Aldo Moro, cioè il suo rapimento da parte delle BR il 16 marzo del 1978 e la successiva uccisione dopo 55 giorni di prigionia (quindi due anni dopo il film!!).

E se l’uccisione del massimo esponente del più grande partito politico di un Paese può rientrare nella trama immaginifica di un artista, difficile intuire in maniera così spiazzante la portata emotiva del comportamento di Aldo Moro nei giorni di prigionia da parte delle BR.

Quasi come se quello che è avvenuto durante la prigionia (la realtà) fosse l’atto finale di quello che fantasticamente Petri ha trasportato all’interno dell’Eremo.

Io non sono come gli altri!!!!” urla GIan Maria Volontè/Aldo Moro a Marcello Mastroianni/Don Gaetano in una scena tesissima e stupenda che sintetizza il carattere di un uomo organico al sistema di potere ma simultaneamente consapevole del carattere oscuro e fallimentare dell’azione politica dei suoi colleghi.

E se ne vuole allontanare.

Questa volontà (presunzione??) di distacco da parte dell’uomo inserito ai più alti livelli della D.C dal dopoguerra, sempre ai vertici delle compagine governative, supremo mediatore delle varie correnti di partito, che viene macchettisticamente rappresentato nel corso del film, è precursore di quel Je t’accuse che griderà al mondo intero al proprio partito. nei 55 giorni di prigionia. Forse con la consapevolezza che quel suo comportamento avrebbe rappresentato anche la sua definitiva condanna a morte

E qui si svela anche il problema della colpa inconscia: come non può riscontrarsi il parallelismo (anche se su poli diametralmente opposti) tra Don Gaetano e le BR, ambedue soggetti inquisitorii nei confronti di un uomo che credeva di portare con sè colpe delle quali cercava di dirimersi ?

E all’analogia del distacco politico dell’uomo dal suo partito nei due momenti, il filmico e la realtò, nel 1978 si aggiungerà il senso di abbandono per l’allora Presidente della D.C.. Quell’abbandono che, nella storia dell’umanità, soffre sempre chi, in un momento della sua esistenza, stanco e deluso, ripudia quel sistema che lui stesso rappresentava..