Un tranquillo weekend di paura (titolo originale Deliverance, USA, 1972). Regia: John Boorman. Interpreti principali: Jon Voight, Burt Reynolds, Ned Beatty, Ronny Cox.

Ed, Lewis, Bon e Drew sono quattro amici che hanno deciso di trascorrere un lungo fine settimana scendendo su due canoe il corso del fiume Cahulawassee, nei monti Appalachi. Diversi per indole e carattere, desiderano immergersi in una natura ancora incontaminata prima che la costruzione di una grande diga, prevista da lì a poco, sommerga tutta la zona. Lewis è il capobranco: macho e sicuro di sé, ha deciso il percorso, di non consultare più di tanto le mappe, e partire all’avventura; usa l’arco nell’acqua bassa per uccidere i pesci, rivendicando così il potere dell’uomo sugli animali del fiume. Drew suona la chitarra e ha il tratto elegante del borghese di città: sarà suo l’unico contatto con la gente del posto, mediato da quel linguaggio che non ha bisogno di traduzioni che è la musica, in un duello tra la sua chitarra e un banjo che rappresenta forse la scena più celebre del film. Ed ha portato con sé l’arco e le frecce, ma quando sta per uccidere un cerbiatto la mano gli trema e sbaglia mira: ha lasciato a casa moglie e figlio e si è unito al gruppo per cercare un contatto più profondo con la natura e, forse per capire meglio se stesso. Infine Bobby, fisicamente il meno prestante dei quattro, forse quello più disposto a venire incontro agli altri e lasciarsi scivolare tutto addosso.

L’approdo nel mondo della Natura non è agevole: gli abitanti del posto risultano ostili e aggressivi, le strade sconnesse e il fiume inizia a mostrare le prime rapide. Ma la prima sera il suono dell’acqua sembra cullare il viaggio dei quattro amici, che dormono sotto le proprie tende. Un cambio di equipaggio il secondo giorno vede scendere insieme per il fiume Ed e Bobby; durante una sosta però vengono aggrediti da due uomini armati, che stuprano Bobby e stanno per abusare anche di Ed, quando la seconda canoa arriva silenziosa e Lewis trafigge con una freccia uno dei due sconosciuti, mentre l’altro riesce a fuggire. La svolta della vicenda arriva violenta e inaspettata, e il gruppo decide di nascondere le tracce di quanto accaduto e seppellire il morto. Chi per timore che la cosa si venga a sapere, chi per calcolo, chi per ignavia. Solamente Drew si ribella e vorrebbe il rispetto della Legge, delle norme che l’Uomo si è dato per regolare i rapporti con i propri simili e riconoscere gli errori commessi, emendandoli pagando le proprie colpe. Ma soccombe alla logica del gruppo e alla violenza del fiume. Rimasti in tre, convinti di essere braccati dall’uomo che è riuscito a scappare, travolti dalle rapide del fiume che distruggono una delle due canoe, si ritrovano bloccati in un’ansa dove Lewis si accascia ferito con una gamba spezzata e cede il comando a Ed, convinto che sia l’unico in grado di portarli in salvo. In una notte illuminata dalla luna Ed osserva, dall’alto di un dirupo sul quale si è arrampicato per capire se qualcuno sta dando loro la caccia, la foto della propria moglie e del figlio. Ma questa gli cade nel vuoto, e con essa tutte le incertezze e i timori che Ed aveva palesato fino a quel momento: sarà lui a vendicare il sopruso subito e a guidare all’approdo i due amici superstiti, palesando un cinismo che non sapeva di avere.

Dopo più di mezzo secolo questo film mantiene intatta la potenza narrativa di una vicenda di prevaricazione e violenza dell’uomo sull’uomo, osservato da una natura matrigna e indifferente. L’ostilità del mondo ai margini nei confronti di quello urbanizzato, la metafora di un progresso che tutto distrugge con il proprio avanzare, il dilemma tra la legge collettiva scritta sui codici e quella dettata dalla propria etica individuale (come nell’episodio dei tre amici che pescano sul fiume in “America oggi” di Altman), l’evoluzione di Ed, il vero protagonista della storia, sono tutti elementi che sottolineano quel tratto costante che lega tutto lo scorrere della vicenda lungo l’acqua del fiume: una violenza priva di senso, che dopo essere stata agita deve trovare una sua collocazione per consentire a chi l’ha vissuta di tornare alla propria vita. Cosa che accadrà, ma portando con sé le conseguenze di una ferita profonda difficile da cicatrizzare.