Verso il sud (titolo originale Vers le sud, Francia, Canada, 2005). Regia: Laurent Cantet. Interpreti principali: Charlotte Rampling, Karen Young, Louise Portal, Ménothy Cesar, Lys Ambroise

Laurent Cantet, che ci ha lasciato qualche giorno fa, è stato ricordato soprattutto per il suo sguardo sul mondo del lavoro (Risorse umane e A tempo pieno) e per aver raggiunto la fama con Entres les murs (La classe), con cui aveva trionfato a Cannes nel 2008. Accostato a Ken Loach e ai fratelli Dardenne, il suo cinema di impegno civile ha saputo ampliare lo sguardo anche sulle fratture sociali e sui ruoli giocati all’interno di relazioni che sembrano già scritte.

E’ proprio questa la riflessione che suscita Verso il sud, che all’epoca della sua uscita venne pubblicizzato come il primo film che trattava il tema del turismo sessuale dal punto di vista delle donne, ma che in realtà utilizzava questo pretesto per raccontare molto altro. La storia racconta di una vacanza di Brenda, Ellen e Sue, tre amiche nordamericane cinquantenni che, sotto le palme baciate dal sole, tra un cocktail e un massaggio, cercano l’amore con i ragazzi locali per dimenticare vite piene di lavoro e povere di affetti. Come se quella breve parentesi al sole e al caldo potesse risarcirle di tutto un anno passato dentro una quotidianità anestetizzata da lavoro e carriera.

E sulle spiagge di Haiti a inizio anni Ottanta non ci poteva essere uno stacco più netto: da una parte una popolazione apparentemente felice, pronta a soddisfare le esigenze dei turisti più capricciosi; dall’altra tre donne che hanno le risorse economiche per pagarsi sia il soggiorno che un simulacro d’amore. Non è il sesso compulsivo del maschio che scarica le proprie voglie dentro un corpo che non vedrà più, fungibile con altri mille, impersonale e tutto sommato di nessuna importanza; ma uno scambio che, pur mediato dal denaro, vorrebbe riuscire a includere tenerezza, confidenza, sincera apertura. Ce lo dicono le donne guardando la macchina da presa, ce lo raccontano tornando nello stesso posto a trovare lo stesso ragazzo, ce lo fanno intendere innamorandosi di lui e provando a contenderselo.

Ma lui chi è davvero? Cosa si nasconde dietro la patina levigata di un piccolo eden a portata di carta di credito? E’ sufficiente sentirsi assolte quando si paga per la compagnia di un altro essere umano del quale, fuori da quella spiaggia e dai bungalow, non sappiamo nulla? E Legba, il ragazzo povero ma bello attorno a cui ruota un desiderio venato di colonialismo, chi è davvero? E da chi è governato quel Paese stupendo che sembra un eden catapultato sulla Terra? Il regime di Baby Doc Duvalier in quegli anni era un animale morente e per questo più feroce che mai: esecuzioni sommarie casa per casa, diritti negati, violenze ai danni della popolazione.

Ma nella bolla che si erano costruite, le tre donne non vedevano né la miseria di Legba, né le stragi dei civili, né le morti all’interno di famiglie che avevano avuto solo la sfortuna di formarsi in un Paese senza democrazia. E Legba, dal canto suo, come avrebbe potuto raccontare a Brenda la sua vita vera, privandola dei sorrisi ammiccanti e dividendo con lei la sensazione di insicurezza nelle strade, nelle case, nel proprio intimo più profondo?
No, a entrambi conveniva non strappare il sipario che li divideva dalla vita vera: per le donne quel sipario era un volo aereo, per lui un ruolo dal quale nessuna gli avrebbe chiesto di uscire.

Ispirato a tre racconti di Dany Laferrière, un giornalista haitiano, il film racconta storie che si intrecciano e si sovrappongono, con due piani narrativi ben distinti che però alla fine non possono evitare di intrecciarsi. La realtà irrompe: la costruzione di un amore, o la sua manutenzione, o la sua finzione, non reggono più e si sfrangiano come onde sulla riva. Ciò che resta è la scoperta di qualcosa che tutti sapevano già, ma non avevano mai voluto vedere.