Földszint (titolo internazionale Ground floor; Italia, Ungheria, 2026). Regia: Gábor Reisz. Interpreti principali: Ádám Tompa, Rodrigo Crespo, Bettina Józsa, Tünde Bacskó, György Gazsó, Juli Kindl, Éva Tímár.
Kristóf aspetta le due per chiudere il computer e staccare dal lavoro. Da giovane era un promettente pittore ma poi la vita quotidiana lo ha succhiato e adesso ha una casa, una moglie, un figlio in arrivo e un’apatia prolungata dentro la quale si rifugia dopo la morte del padre. Ma un venerdì pomeriggio d’estate, quando è prevista la partenza con la moglie Vera per una vacanza sul lago Balaton, scopre casualmente un muro coperto di muffa dietro un armadio e inizia un pellegrinaggio tra gli appartamenti dei vicini e l’amministratore del condominio, vecchi amici e ingegnere strutturisti, per cercare di capire da cosa è stata generata.
Inconterà condòmini accomodanti, spioni, dormienti, ubriachi, chiassosi, una pletora di esseri umani che spesso si possono incrociare nelle assemblee condominiali. Questa imperfezione scoperta dietro un armadio di una stanza mette in crisi la staticitià della sua esistenza, come se da un muro ricoperto di muffa dipendesse l’equilibrio della sua famiglia e, per estensione, della sua intera esistenza. La passività che lo ha abitato fino a quel momento vira in sopetto, cresce e diventa attivismo e infine protagonismo, in una sarabanda di casi umani che attraversa con l’irruenza di un bambino inconsapevole. La muffa ha danneggiato le giacche di suo padre ma anche il vestito che aveva indossato fino a quel momento: evitante con gli altri condomini e con vecchi amici mai perdonati, accondiscendente con la moglie, silenzioso di fronte alle iniquità di persone più spavalde di lui.
Ma la miccia è innestata e nulla potrà fermare la sua corsa, nemmeno l’amore per la moglie Vera. Nel problema condominiale Kristóf intravede un bug di sistema, una falla che potrebbe far crollare il palazzo, e finisce per scoprire chi, con la sua azione e modalità da venditore di auto usate, quella falla ha generato. L’esistenza di Kristóf subisce una sterzata come se solo da lui, e non dalla responsabilità collettiva di tutti gli abitanti del plazzo, dipendesse la tenuta delle fondamenta.








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