Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (Italia, 1973). Regia: Lina Wertmuller. Interpreti principali: Giancarlo Giannin, Mariangela Melato, Riccardo Salvino, Eros Pagni, Isa Danieli, Aldo Puglisi

Raffaella Pavone Lanzetti e Gennarino Carunchio non potrebbero essere più diversi. Lei industriale milanese, proprietaria di una barca su cui ospita amici del suo rango e che veleggia pigramente nel Mediterraneo; lui marinaio siciliano, comunista rozzo e scontroso, pronto allo scontro di classe ma costretto per necessità a lavorare come mozzo. Raffaella, con il suo birignao milanese, non perde occasione per stuzzicarlo mentre lui, dietro una pesante cadenza sicula che gli ospiti della barca faticano a comprendere, si sforza di non reagire.

Le cose cambiano quando, a causa di un’avaria, i due si ritrovano prima su un gommone e poi alla deriva, fino ad approdare a un’isola deserta dove il valore del denaro e le coordinate economiche e culturali perdono ogni peso a favore delle capacità manuali necessarie a costruirsi un rifugio e procurarsi il cibo per la sopravvivenza.

Le sovrastrutture sociali scompaiono e si torna a puri e semplici rapporti di forza, nei quali è l’uomo a dominare con il suo linguaggio basico e pensieri pratici e veloci. In un contesto selvaggio e lontano da ogni civiltà i ruoli dettati dal potere si ribaltano e ora è Gennarino a dominare come maschio che procura il cibo e protegge la femmina, che a sua volta da padrona si fa ancella.

Per Gennarino, sposato con figli e obbligato a lavorare lontano da casa, è il ritorno a un mondo che ben conosce, fatto di sesso predatorio, sopraffazione, insulti alla sua donna. Mentre per Raffaella, per la prima volta lontana dal suo ambiente protetto, scoprirsi femmina devota pronta a soddisfare il proprio maschio, dentro una natura selvaggia che non offre alcuna delle comodità cui era abituata, è una scoperta inaspettata che la rende succube e felice al contempo. Il rapporto tra due esseri umani che si sentono adesso soli al mondo nasce a nuova vita in un contesto completamente liberato da condizionamenti di classe, e ciascuno si adagia nel ruolo che più sente proprio: non più quello cui lo aveva costretto la società ma finalmente quello che gli impone la sua natura più autentica.

In Raffaella cresce così un desiderio nuovo, quasi violento, che la trasforma felicemente da padrona insofferente a schiava; speculare la trasformazione di Gennarino, che tuttavia si porta dietro dal mondo precedente la coscienza di classe e la rivendicazione politica, che aggiungono alla dominanza sessuale il piacere di chi raggiunge dopo anni un traguardo che pensava impossibile. L’amore che esplode tra Raffaella e Gennarino appare come una scoperta inattesa, un nuovo mondo cui sono approdati e che non hanno alcuna intenzione di abbandonare; ma l’estate volge al termine, e le ricerche dei dispersi si fanno ogni giorno più frequenti.

Dopo più di mezzo secolo, grazie anche alla riscoperta della Mostra del cinema che nella sua ultima edizione ha inserito la pellicola nella sezione Venezia classici, Lina Wertmuller continua a parlarci con una storia grottesca girata magistralmente da due attori straordinari. Ci dice che nella vita è sufficiente una tempesta, e tutto ciò che appare come immutabile può essere rimesso in discussione. E che il nuovo equilibrio si può trovare anche tra nemici, semplicemente adattando il proprio rapporto a un ambiente che nessuno dei due avrebbe mai pensato di abitare insieme.