Lo spaccone (titolo originale The Hustler, USA 1961). regia: Robert Rossen. Interpreti principali:Paul Newman, Piper Laurie, George C. Scott, Jackie Gleason, Vincent Gardenia, Murray Hamilton, Myron McCormick, Stefan Gierasch, Jake La Motta, Clifford A. Pellow.

Eddie Felson è un giovane abilissimo a biliardo e il suo talento lo porta insieme a Charlie, manager e finanziatore, per le sale della provincia americana, dove guadagna quel tanto che gli basta per cambiare città e trovare nuovi avversari. Quando si imbatte in Minnesota Fats, un giocatore reputato imbattibile, la sfida è avvincente: inizialmente si sviluppa a favore di Eddie ma con l’avanzare della notte e il trascorrere delle ore prevale la capacità di autocontrollo e disciplina di Fats, mentre la spavalderia di Eddie lo porta alla sconfitta, malgrado gli avvertimenti del suo manager.

Eddie abbandona Charlie, per lui una sorta di padre, e si rifugia da Sarah, una ragazza incontrata di notte al bar della stazione. Sarah è zoppa, fragile e insicura, ma l’incontro con Eddie le accende una gioia che credeva di non meritare. Eddie, senza più nessuno accanto, va a vivere nell’appartamento di lei e lentamente ricuce le ferite della sconfitta. E anche quando la sua arroganza gli farà subire una lezione durissima, tornerà da Sarah per farsi curare, salvo poi mollarla di nuovo non appena Bert, già manager di Minnesota Fats, gli proporrà di lavorare per lui. Eddie non insegue l’amore ma il bisogno di prevalere nell’unico terreno che conosce, quello delle sale da biliardo, e trova in Bert il veicolo adatto per risalire la china. Ma stavolta è Bert a usare Eddie, sia concendendogli una percentuale bassissima sulle vincite sia allontanandolo da Sarah, vista da entrambi come un ostacolo alla loro fame di denaro.
Film di maschi, spazi chiusi e notturni, whisky, jazz e sigarette, storia tra le più memorabili che il cinema americano ci ha regalato. Perché non parla solo della rinascita di un uomo che sembrava un perdente, non solo del suo narcisismo tossico, non solo di un rapporto disfunzionale dove la donna, l’unica sulla scena, ama senza riserve e senza difese, ma perché chi manipola finisce per essere manipolato, ignaro dell’unica vera occasione avuta per affrancarsi dalla propria dipendenza. Sarah difende Eddie contro ogni evidenza, lo mette in guardia da Bert, lo prega di non umiliarsi davanti a lui: ma Eddie non lo comprende, affondato com’è nel suo desiderio di battere il campione, di vincere, di essere rciconosciuto come il migliore. Nell’unica scena ambientata all’aperto Eddie e Sarah parlano per una volta senza nascondersi dietro al personaggio che ciascuno si è costruito come arma di difesa. Ma sono pochi attimi, e tutto ripiomba al chiuso, in uno spazio buio e sordo a ogni apertura su un mondo diverso da quello in cui si sono incontrati.

Lo scrittore Walter Ravis pubblicò The Hustler nel 1959 e il personaggio di Sarah fu probabilmente ispirato dalla sua malattia giovanile e dall’alcolismo che ne seguì; e Robert Rossen, regista comunista epurato da Hollywood durante il maccarismo e tornato a lavorare dopo aver fatto i nomi di amici e collaboratori, tratteggiò in Sarah quel malessere profondo che le impediva una vita piena, tormentata da rimorsi per ciò che aveva perduto. Le ferite subite da autore e regista sono visibili sia nei dialoghi che negli ambienti in cui si svolge la vicenda, nel cupio dissolvi di Sarah e nelle parole che disegna su uno specchio con il rossetto.
Il film si apre e si chiude nella sala Ames, il tempio del biliardo di Chicago, con due partite tra Eddie e Minnesota Fats. Forse le uniche occasioni in cui due personaggi parlano davvero lo stesso linguaggio, si riconoscono e si rispettano, intravedendo nell’altro quel talento e quella capacità di cui sono privi tutti coloro che li stanno guardando.